Pubblicazione nata nel 2025 con il progetto POC "Curiamo le nostre scelte"-

Pubblicazione nata nel 2025 con il progetto POC "Curiamo le nostre scelte" ESPERTO: Prof. Lorenzo RUGGIERO TUTOR: Prof. Alessandro DISTRATIS

mercoledì 17 dicembre 2025

La pace siamo noi: Sava unita in una giornata dedicata al dialogo e alla non violenza

 di Rebecca Chianura 





Piazza San Giovanni si è trasformata, sabato 29 Novembre, in un grande spazio di partecipazione civica grazie alla manifestazione “La pace siamo noi”, promossa dall’Associazione Angeli di Quartiere – Corpo di Tutela Civile C.T.C. Sava. 
L’iniziativa, nata con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza sui temi della pace e del rifiuto di ogni forma di violenza, ha coinvolto numerose realtà associative, istituzionali e scolastiche, dando vita a un evento corale di forte valore simbolico. Durante la mattinata studenti e i docenti di varie scuole savesi, tra cui l’I.I.S.S. “Oreste Del Prete – Falcone”, hanno contribuito alla realizzazione di un grande cartellone collettivo, sul quale sono stati riportati messaggi, frasi, disegni, dipinti e riflessioni dedicati alla pace. Un momento semplice ma significativo, che ha dato voce alla sensibilità dei ragazzi e ha trasformato la piazza in uno spazio di dialogo aperto. I giovani hanno dimostrato coinvolgimento e maturità, affrontando temi che li riguardano da vicino: non solo i conflitti internazionali, ma anche la violenza quotidiana, il bullismo, il rispetto delle differenze e il valore della convivenza civile. Nel corso della giornata abbiamo raccolto, in forma privata, il commento del presidente degli Angeli di Quartiere, Gianluca Caforio, che ha spiegato e illustrato le ragioni alla base dell’iniziativa: “L’idea di questa manifestazione è nata alla luce delle notizie che tutti i giorni leggiamo sui giornali o guardiamo in televisione, come i tanti femminicidi che stanno avvenendo in questi giorni oppure gli episodi di bullismo, senza tralasciare tutti i conflitti che ci sono nel mondo che attualmente sono circa 50. Questa vuole essere una giornata dedicata interamente alla pace e alla non violenza in generale, quindi non intesa solo come conflitto armato ma, come dicevo prima, anche al femminicidio, al bullismo e al ripudio di ogni forma di violenza”
Il presidente ha poi aggiunto: “Cerchiamo sempre di coinvolgere scuole e associazioni perché è molto, a mio avviso, importante fare rete nel territorio, soprattutto attraverso le istituzioni. La pace si costruisce proprio dai giovani, dai banchi di scuola, ed è lì che può nascere un cambiamento reale. Con questa iniziativa abbiamo voluto dare un segnale concreto insieme agli studenti e alle istituzioni”.
La prima parte della manifestazione ha così dimostrato come i ragazzi possano essere protagonisti consapevoli e attivi nella costruzione di una società più giusta e rispettosa.
Nel pomeriggio invece, la manifestazione è proseguita con l’opera simbolica “Scarpe Vuote”, realizzata attorno all’obelisco centrale con la collaborazione dei ragazzi di “Un Centro per Amico”: decine di paia di scarpe di ogni tipo appese a rappresentare le vittime di tutti i conflitti. In contemporanea, si è svolta una piccola mostra artistica con i lavori creati dagli stessi ragazzi. Fulcro della giornata è stato il “Muro della Pace”, uno striscione lungo la piazza su cui cittadini, associazioni e istituzioni hanno potuto lasciare un messaggio, un pensiero, un disegno o una frase dedicata alla non violenza. Un gesto semplice, ma capace di unire generazioni e realtà diverse, tra cui le numerose associazioni intervenute: MAUS – Movimento Arte Urbana Savese, ASD Motoclub Customatti, Amici del Museo dell’Olio, Auser, Azione Cattolica, Agesci Sava 2 e l’associazione Libera. 

Si è poi svolta la “Passeggiata in sella per la pace” dell’ASD Customatti, che ha attraversato le vie del centro portando un messaggio di unità e responsabilità civica. Un ruolo importante, benché poco visibile, è stato svolto anche da chi ha lavorato dietro le quinte per garantire la riuscita dell’intera giornata. Tra questi, particolare rilievo merita Roberto Di Punzio e il suo staff, che hanno curato per tutto il giorno l’apparato audio e tecnico della manifestazione. La loro presenza costante sin dalle prime ore del mattino ha assicurato il corretto svolgimento degli interventi pomeridiani e delle musiche dell’intera giornata, permettendo alle attività di susseguirsi senza interruzioni e garantendo brevi momenti di svago con balli di gruppo che hanno visto partecipare e divertirsi i giovani dell’Agesci Sava 2. Verso la fine, guidati dal parroco Don Marco Stasi, la popolazione si è riunita per l'accensione di candele, simbolo di luce e dunque pace, che ha preceduto un breve percorso tra le strade del paese, con in testa lo striscione del Muro della Pace, diventato simbolo mobile di memoria e speranza. 
A conclusione della serata, sono stati invitati il sindaco Gaetano Pichierri e un rappresentante per ogni associazione sul palco per un ultimo momento di condivisione e ringraziamenti ad ogni persona ed associazione presente, oltre che ai vari sponsor RDiPunzio, Pulitecno di Lanza L., ACLI Sava e DE. MA. Impianti di Mancino M. e Desantis A., Pul, che hanno reso possibile la giornata. Parole, disegni, grida e riflessioni hanno così ricordato che la pace non è un concetto astratto, ma un impegno quotidiano che nasce dal dialogo, dalla comunità e dal coraggio di prendere posizione. Una giornata che ha mostrato, ancora una volta, come Sava sappia unirsi per costruire un domani più giusto.

A tu per tu con i "nostri" stilisti

 di Zoe Polimeno, Francesca Albano




In vista della sfilata di fine anno della nostra scuola, “Sulle note della moda”, i ragazzi dell’indirizzo Art stanno già lavorando ai bellissimi abiti che vedremo nell’occasione.
Abbiamo intervistato alcuni dei nostri giovani stilisti, dal 2^ al 5^ anno e i professori che li stanno guidando, i quali ci hanno raccontato come stanno organizzando l’evento, dando sfogo al loro flusso creativo.

Le prime intervistate sono state le alunne della 2^A Art, le quali hanno espresso la loro soddisfazione nel tema della sfilata, trovando spesso ispirazione dall’ascolto dei generi musicali scelti per i vestiti, cioè rock, techno e classico. 
I professori stanno avendo un ruolo di supporto, lasciando esprimere la creatività degli studenti e aiutandoli nella forma e nei dettagli. Mentre le difficoltà variano da persona a persona, se incentrate sulla realizzazione dei vestiti o il processo creativo nella progettazione del loro figurino, sembra avere buon esito la scelta solo dei figurini migliori, che sta creando una competitività sana e sta spronando tutti a dare il meglio, volendo vedere la propria “creazione” sulla passerella.
Sono state poi intervistate diverse ragazze e ragazzi di tutto il triennio, ai quali il tema della sfilata è piaciuto. Con l’aiuto dei professori, stanno creando i figurini in base ad una ricerca e alla guida dei professori riguardo lo stile musicale scelto, seguendo la propria fantasia ma attenendosi alle proprie possibilità. Anche qui la scelta dei figurini migliori sta portando tutti a dare il meglio. Saranno quindi principalmente questi alunni e alunne con più esperienza a creare gli abiti che verranno poi scelti, ed è proprio questa la parte che tutti ritengono sarà la più complessa. 

Infine ad essere intervistate sono state due professoresse di laboratorio dell’ Art: le professoresse Mancino e D’Oronzio.
Queste, giustamente esigenti, come hanno confermato alcuni studenti, stanno giocando un ruolo fondamentale per la sfilata.
Oltre a guidare i ragazzi e stimolarli a lavorare e a mettersi alla prova, le docenti hanno un ruolo attivo anche nell’organizzazione della sfilata, scegliendo la location, la musica, la scenografia e tutto ciò che deve essere fatto.

La sfilata, come tradizione della scuola, sta avendo un ruolo fondamentale nella formazione degli studenti, facendoli affacciare al mondo del lavoro a cui si stanno avviando. Inoltre, permetterà agli spettatori di godere della vista del lavoro e del talento dei nostri alunni.


martedì 16 dicembre 2025

I libri più letti a fine 2025

di Giuseppe Frascella


Ogni anno i libri raccontano qualcosa di noi: delle nostre paure, delle nostre speranze e del nostro bisogno di capire il mondo. Il 2025 non fa eccezione. Tra scaffali di librerie e biblioteche, alcuni titoli si sono distinti più di altri, diventando veri e propri punti di riferimento per migliaia di lettori. Dalla saggistica alla narrativa italiana e internazionale, ecco i libri che hanno segnato la fine di quest’anno.
“Francesco, il primo italiano” – Aldo Cazzullo (Saggistica)
Aldo Cazzullo è uno dei giornalisti e scrittori più apprezzati del panorama culturale italiano. Nei suoi saggi riesce a unire rigore storico e linguaggio chiaro, rendendo accessibili anche temi complessi. In Francesco, il primo italiano, Cazzullo racconta la figura di San Francesco d’Assisi non solo come santo, ma come uomo capace di cambiare il modo di pensare del suo tempo.
Il libro piace perché parla di valori universali come la pace, il rispetto e la semplicità, che risultano sorprendentemente attuali. I lettori lo scelgono perché offre una riflessione profonda senza risultare pesante e perché permette di riscoprire una figura fondamentale della nostra storia con uno sguardo moderno.

“La bugia dell’orchidea” – Donato Carrisi (Narrativa italiana)
Donato Carrisi è ormai una garanzia per gli amanti del thriller. Regista e scrittore, è noto per la sua capacità di costruire storie dense di tensione, misteri psicologici e colpi di scena imprevedibili. La bugia dell’orchidea trascina il lettore in un’indagine oscura, dove nulla è come sembra e ogni dettaglio può nascondere una verità inquietante.
Questo romanzo funziona perché tiene alta la suspense dall’inizio alla fine. I lettori apprezzano la scrittura scorrevole e coinvolgente, ma anche la profondità dei personaggi, spesso segnati da segreti e fragilità. È una prova di come la narrativa italiana riesca a competere con i grandi thriller internazionali.

“Il cerchio dei giorni” – Ken Follett (Narrativa internazionale)
Ken Follett è uno degli autori più letti al mondo, celebre per i suoi romanzi storici e per la capacità di trasformare il passato in una storia viva e appassionante. Con Il cerchio dei giorni, Follett porta i lettori in un’epoca lontanissima, raccontando la vita, le difficoltà e le relazioni di una comunità preistorica.
Il successo del libro nasce dalla sua forza narrativa. L’autore riesce a rendere affascinante anche un periodo poco conosciuto, mostrando come emozioni come l’amore, la paura e il desiderio di sopravvivere siano universali. I lettori lo apprezzano perché è un romanzo che unisce avventura, storia e riflessione, offrendo un’esperienza di lettura intensa.

I libri più letti a fine 2025 dimostrano che i lettori cercano storie capaci di far riflettere, emozionare e coinvolgere. Che si tratti di un saggio storico, di un thriller italiano o di un grande romanzo internazionale, la lettura continua a essere uno strumento fondamentale per comprendere il passato, il presente e anche noi stessi.














Moda e Musica: l’influenza reciproca tra le arti

di Giada Pesare, Rebecca Chianura 




La moda e la musica sembrano mondi separati, ma sono in realtà legati da un filo invisibile che li unisce da sempre. Non si tratta solo di abiti e canzoni, ma di una connessione che ha dato forma alla nostra cultura, influenzando profondamente chi siamo e come ci esprimiamo. Spesso chi ascolta un certo tipo di musica tende a esprimere se stesso anche attraverso lo stile, riflettendo nei suoi abiti i gusti musicali. E non è un caso se molti dei trend più forti nascono proprio da questa fusione tra sound e outfit. La moda ha da sempre trasformato le canzoni in tendenze, ed è proprio questo incontro tra i due mondi che oggi continua a ispirare generazioni di giovani.
Oggi non esiste una passerella senza musica. La colonna sonora è la spina dorsale di ogni sfilata: se ci pensi, sarebbe come un film senza colonna sonora, non ha lo stesso impatto. La musica dà l’emozione, carica ogni look di significato. Alcuni stilisti sono andati oltre, integrando addirittura strumenti musicali in passerella: è il caso di Elsa Schiaparelli, che nel 1939 ha creato una collezione che rendeva omaggio alla musica, con un abito bianco ricamato con note musicali in fili metallici. Un capolavoro che oggi fa parte delle collezioni del Metropolitan Museum of Art di New York e che segnò solo l’inizio di una lunga e fortunata storia di fusione tra moda e musica.
Ma se vogliamo guardare ai trend più recenti, dobbiamo partire dalle nuove generazioni di artisti che hanno portato la moda a livelli mai visti prima, dove non è solo la moda a guardare alla musica per ispirazione. 
Billie Eilish, per esempio, è un'icona di stile che ha rivoluzionato il modo in cui vediamo la musica e la moda. La sua estetica unica: abiti oversize, colori sgargianti e l’inconfondibile look verde acqua, ha creato un movimento. Billie non solo è una cantante di successo, ma ha anche influenzato l’industria della moda, diventando musa per molti stilisti che cercano di catturare la sua attitudine ribelle. Inoltre, ha lanciato diverse collaborazioni con brand come Gucci, dove ha portato la sua visione del mondo nella moda, creando abiti che sfidano gli stereotipi di bellezza e di femminilità.
Ma non possiamo dimenticare Harry Styles che con il suo stile senza etichette, mixa elementi di abbigliamento maschile e femminile. Harry ha spinto la moda popolare a pensare oltre le convenzioni. L’uso di abiti da uomo con dettagli “femminili”, come camicie con pizzi o completi color pastello, è diventato un trend iconico. Harry non è solo un cantante che fa tendenze con la sua musica, ma ha anche creato un'impronta nel mondo della moda, dimostrando che essere se stessi è la chiave di ogni look.
Doja Cat è un altro esempio di come la musica e la moda possano andare di pari passo. La rapper e cantante ha sfidato ogni limite con le sue scelte stilistiche. Che sia in un video musicale o ad un evento, Doja Cat ha il coraggio di osare e trasformare la moda in un gioco che rispecchia la sua musica: senza paura, stravagante, e sempre al passo con i tempi.

Infine, non possiamo dimenticare Travis Scott, che è diventato molto più di un semplice rapper. Il suo stile è un mix di moda urbana e influenze da skate, che lo rende uno degli artisti più iconici in termini di tendenze giovani. La sua musica, carica di energia e attitudine, si riflette nei suoi look: casual, ma sempre ricercati e in costante evoluzione.
Nel mondo del rap, la moda è un tema ricorrente, con artisti come Kanye West, Jay-Z, e Lil' Kim che utilizzano il loro abbigliamento per raccontare chi sono, e spesso per lanciare dichiarazioni sociali. Kanye, per esempio, ha mescolato il suo successo musicale con la sua carriera da stilista, creando Yeezy, una linea di abbigliamento che ha cambiato il volto dello streetwear. Le sue canzoni parlano spesso di come il lusso e l’immagine siano parte integrante del suo viaggio artistico, come in "Last Call", dove racconta come il suo successo gli abbia permesso di "vestire come vuole", facendo della moda una dichiarazione personale.
Oggi, moda e musica continuano a ispirarsi l'una con l'altra, aprendo sempre nuove possibilità artistiche e stilistiche. La moda non è più solo un modo di vestirsi, è un modo per comunicare chi siamo, per raccontare una storia. Ognuno di noi, oggi, può prendere spunto da queste nuove generazioni di artisti per giocare con il proprio look e la propria musica, creando una nuova forma di espressione. 

Moda e Musica: Quando l'Abito Fa la Canzone

di Riccardo Lamusta, Rebecca Pichierri


Nel corso della storia, non sono stati solo i musicisti a dare forma alla moda, ma è stato anche il contrario: le tendenze sartoriali hanno influenzato in modo decisivo l’evoluzione musicale, guidando le scelte stilistiche degli artisti, contribuendo a creare movimenti musicali. 
Gli Anni ‘50: Il Look del Rock'n’Roll
Negli anni '50, la moda giocò un ruolo cruciale nel trasformare la musica, in particolare il rock'n'roll. Gli stili iconici come giacche di pelle, jeans aderenti e t-shirt divennero simboli di ribellione e indipendenza per i giovani. Questo look influenzò non solo l'aspetto visivo degli artisti, come Elvis Presley e James Dean, ma anche il suono della musica, spingendo la musica a riflettere il desiderio di libertà e sfida contro le convenzioni sociali.

Gli Anni ‘60: La Moda Psichedelica Come Reazione alla Cultura Tradizionale
Con l'affermarsi delle sonorità psichedeliche, la moda diventò un mezzo attraverso il quale gli artisti potessero esplorare nuove forme di espressione. I colori vivaci e i motivi psichedelici che decoravano i loro abiti riflettevano l'esplorazione di mondi nuovi, mentre band come The Beatles e Jimi Hendrix portarono questo stile non solo sulla scena, ma anche nel loro suono innovativo. Frange, pantaloni a zampa d’elefante e camicie floreali erano più di un trend: erano un inno alla libertà creativa che dominava sia la musica che la moda, dando vita a un'estetica visiva che trasformava ogni performance in un'esperienza sensoriale completa.
Gli Anni ‘80: L'Influenza della Moda Pop 
Con l'avvento di MTV e l'ascesa della musica pop, il mondo della moda e della musica si unì in modo indissolubile. Gli artisti non erano più solo musicisti, ma anche icone di stile. Madonna, Michael Jackson e Prince furono pionieri in questo, portando la moda sulla scena musicale con abiti iconici che diventavano altrettanto importanti delle loro canzoni. Giacche in pelle, guanti luccicanti e capelli voluminosi divennero simboli visivi, ed è proprio grazie ai videoclip che l'immagine degli artisti divenne parte integrante del loro messaggio musicale, facendo della moda un'ulteriore forma di espressione artistica.

Gli Anni ‘90: Il Grunge Come Reazione alla Moda Convenzionale
La moda grunge, con il suo look disordinato e anti-commerciale, emerse come una reazione contro la superficialità degli anni '80. Lontano dall’estetica patinata dei suoi predecessori, il grunge portò una musica più grezza e sincera, dove camicie a quadri, jeans strappati e scarpe da ginnastica divennero simboli di autenticità. Artisti come Kurt Cobain e i Nirvana non solo incarnarono questo stile visivo, ma lo portarono nel cuore della musica, cambiando per sempre il modo in cui la musica poteva essere vista e ascoltata.

Gli Anni 2000: L'Hip-Hop e lo Streetwear 
Nel nuovo millennio, la moda di strada ha avuto un impatto duraturo sulla scena musicale, specialmente nel mondo dell’hip-hop. L'adozione di capi larghi, felpe con cappuccio, scarpe da ginnastica e catene d'oro ha definito il look degli artisti, contribuendo a forgiare l’identità della musica rap. Le collaborazioni con brand di lusso, come quelle tra Kanye West e Adidas, hanno fatto sì che la moda diventasse una parte integrale dell’esperienza musicale. Il legame tra hip-hop e streetwear è diventato così forte che oggi è impossibile separare la musica rap dall'immagine dei suoi protagonisti.
La Moda Come Motore di Cambiamento Musicale
La moda ha sempre avuto un ruolo cruciale nel plasmare la musica, sia visivamente che culturalmente. Non si è trattato solo di come gli artisti si vestivano, ma di come la moda ha contribuito a definire le sonorità, i messaggi e le identità musicali. Oggi, la moda e la musica sono in simbiosi, alimentandosi a vicenda e dando vita a nuove forme di espressione che continueranno a evolversi e ispirare le generazioni future.

domenica 14 dicembre 2025

Dietro il velo una storia di donne

di Zoe Polimeno, Francesca Albano



A conclusione della visita abbiamo assistito ad una rappresentazione teatrale che, tramite la protagonista, ci racconta della vita della donna moderna, occidentale e orientale; le loro differenze ma anche le loro similiarità, entrambe mai veramente libere poichè entrambe possono subire la stessa violenza.
Lo spettacolo si apre accompagnato da una musica orientale e l'entrata in scena di una donna, coperta da un niqab bianco, un velo che le lascia scoperti solo gli occhi.
E' proprio da questi occhi che la protagonista sarà poi colpita.
A dare voce allo spettacolo troviamo infatti una donna "moderna" ed "emancipata", ma che, come scopriamo ben presto dal suo monologo, in realtà, vive il suo matrimonio con ben poche libertà.
La troviamo in macchina, stressata, preoccupata del far tardi ad un incontro col marito, con cui sà dovrà poi pagarne le conseguenze, come le era già successo in precedenza.
In quel momento incontra per strada questa donna coperta di bianco, di cui lei riesce a scorgere solo gli occhi, che la attirano e le fanno chiedere come sia il suo volto; come ci si senta sotto quegli strati di tessuto, se protetta o intrappolata.
Si scambiano uno sguardo, che alla protagonista sembra durare un'eternità, poiché avverte una qualche connessione e affinità con quella figura nascosta.
La sconosciuta poi si allontana, lasciando la protagonista, da sola coi suoi pensieri, a riflettere sulle differenze tra lei e quella donna.
Mentre la guarda allontanarsi pensa che così vestita di bianco sembri quasi una sposa, e ci racconta di come in alcuni paesi orientali la donna, seppur adornata e abbellita per il matrimonio, non si possa nemmeno scegliere il marito. Di come il matrimonio fosse un contratto tra famiglie, come la donna fosse quasi una merce di scambio per cui si debba offrire una dote.
Poi ritorna alla sua vita, ai suoi ricordi, al suo matrimonio. Racconta di come avesse sposato l'uomo più bello e desiderato di tutti, ma come poi, nei giorni appena seguenti, fossero iniziate le liti, e in seguito anche le violenze e il controllo.
La sua mente torna di nuovo a quella donna, con cui avrebbe voluto scambiare il proprio dolore per quello dell'altra, con cui avrebbe voluto anche solo stare in silenzio insieme in una stanza, a comprendersi senza dire una parola, a capirsi con solo i loro sguardi, come sentiva fosse successo poco prima.
Decide allora di cercarla nelle strade piene di gente, ne sente la necessità, e finalmente la trova. Scende dall'auto, la raggiunge e le chiede solo di non farsi annullare e sopprimere dalle persone, come è stato fatto a lei, in un tentativo disperato di connessione e speranza.


Un giorno con Formare Puglia A.P.S.: gli studenti del Del Prete–Falcone incontrano le voci del territorio

di Arianna Leo, Giuseppe Milizia


Il 28 novembre, una rappresentanza di studenti dell’Istituto Del Prete–Falcone di Sava — in particolare i partecipanti ai moduli di orientamento Comunicare, collaborare e crescere (Modulo 1) e Orientamento Sociale (Modulo 2) — ha preso parte a un’importante iniziativa finanziata dalla scuola. La giornata ha previsto una visita presso la sede tarantina di Formare Puglia A.P.S., in via Diego Peluso, a Taranto.
L’esperienza, inserita in un progetto dedicato alla parità di genere e alla cultura dell’inclusione, ha offerto agli studenti l’opportunità di partecipare a workshop, tavole rotonde e momenti di confronto diretto. Non solo spettatori, i ragazzi hanno potuto intervistare i protagonisti del programma, esplorando più da vicino obiettivi, valori e percorsi personali delle realtà coinvolte.

“Credere nella parità per costruirla”: intervista a Fabio
La prima intervista degli studenti ha avuto come protagonista Fabio, psicologo e progettista dell’associazione ospitante.
Alla domanda su come fosse nato il progetto, Fabio ha spiegato che l’iniziativa trae origine dall’avviso regionale “Futura Puglia per la Parità”, volto a promuovere attività sociali e culturali sul tema:
“Ho proposto di partecipare perché credo nella parità di genere. Non è una realtà già data: bisogna crearla, e per crearla dobbiamo crederci.”
Gli studenti gli hanno chiesto se, in una società che discute spesso di questi temi, non manchino più le azioni che le parole. Fabio è stato netto:
“I concetti ci sono, ma non sono interiorizzati. A scuola c’è un ambiente protetto, ma fuori tutto è più complesso. Finché certe idee non diventano norma dentro ognuno di noi, non si produrrà un vero cambiamento.”
Il discorso si è poi spostato sul ruolo dei media, spesso più attratti da notizie sensazionalistiche che da buone pratiche educative:
“Le buone notizie non fanno scalpore. Se oggi fossi stato investito per strada sarfebbero arrivati tutti i giornalisti… ma per un progetto positivo non si muove nessuno.”
Infine, gli studenti gli hanno chiesto se questo incontro potrebbe ripetersi a scuola. La risposta è stata incoraggiante:
“Ho progettato questa giornata perché fosse replicabile infinite volte. Se ci invitate, torniamo volentieri.”
Fabio ha anche riflettuto sulle disuguaglianze di genere nei settori di studio e nelle professioni, raccontando la sua esperienza personale tra informatica (quasi tutta maschile) e psicologia (quasi tutta femminile), mostrando come la parità inizi già dalle scelte formative.

Citte Citte: il teatro come voce e risonanza
Un altro momento significativo è stato l’incontro con Sophia Giacoia e Irene Dalò, fondatrici dell’associazione teatrale Citte Citte, attiva anche nelle carceri. 
Le due operatrici hanno condiviso con gli studenti le sensazioni provate nel lavorare con un gruppo così giovane:
“In due ore siete riusciti ad aprirvi e a creare un piccolo gruppo. Io ho tanta fiducia nei giovani: state tra voi e tra le vostre emozioni in modo autentico”, ha raccontato Sophia.
Irene ha aggiunto che, pur lavorando abitualmente con adulte tra i 24 e i 70 anni, la differenza generazionale non è stata un ostacolo, ma una ricchezza.
Gli studenti hanno chiesto anche l’origine del nome “Citte Citte”. Le due fondatrici hanno sorriso ricordando l’episodio:
“Il nome è nato da un brainstorming in macchina in una giornata tra amiche e volevamo cercare una parola in tarantino che richiamasse il territorio, ma che potesse in qualche modo anche interfacciarsi con il contesto carcere, dove è tutto molto limitato… Cioè oltre dalle mura, anche nelle parole.”
L’intervista si è conclusa con una domanda più personale sui percorsi che le hanno portate a lavorare in carcere.
Ogni membro dell’associazione arriva da esperienze diverse: teatro, comunicazione, servizio sociale, diritto. Ma è stato il teatro, affermano, a unire tutte:
“Il carcere è una grande cassa di risonanza. Le persone sembrano corazzate, ma sono fragili. Il teatro permette di far evadere, non fisicamente… ma emotivamente.”

Babele: accoglienza, cultura e resilienza
Tra gli ospiti della giornata c’era anche Rosetta, operatrice dell’associazione Babele, da oltre vent’anni attiva nell’accoglienza dei migranti.
Durante il workshop “Donne Migranti, Culture e Resilienza”, Rosetta ha illustrato la storia dell’associazione:
“Siamo nati nel 2003. Dal 2004 lavoriamo nell’accoglienza: prima donne e bambini, poi minori non accompagnati e famiglie. Siamo presenti a Grottaglie, Carosino e San Marzano.”
Interrogate sull’esperienza della giornata di oggi con il gruppo di adolescenti del Del Prete-Falcone, Rosetta ha sorriso:
“Lavoro ogni giorno con ragazzi tra i 14 e i 20 anni. L’adolescenza è uguale ovunque: c’è voglia di imparare e voglia di opporsi. Con voi è stato bello perché avete condiviso, ascoltato e partecipato.”
Si è parlato anche di convivenza, conflitti culturali e dialogo:
“Il conflitto non è una guerra, ma una possibilità per conoscersi di più. Non bisogna averne paura.”
In conclusione, Rosetta ha affermato con entusiasmo la volontà di proseguire la collaborazione:
“A questo punto, saremo noi a chiedere alla scuola Del Prete di venirvi a trovare. Vorremmo incontrarvi in un’assemblea generale per raccontarvi meglio il nostro lavoro.”

Una giornata che lascia il segno
La visita alla sede di Formare Puglia A.P.S. non è stata soltanto un’attività didattica: è stata un’occasione per riflettere su temi fondamentali come parità, inclusione, relazione, percezione dell’altro.
Le voci ascoltate – tra teatro, psicologia e accoglienza – hanno mostrato come il cambiamento sociale non passi solo attraverso leggi o progetti, ma soprattutto attraverso le persone, le loro storie e la volontà di dialogare.
Gli studenti del Del Prete–Falcone tornano a scuola con nuove domande, nuove prospettive e l’idea che la parità di genere e la cultura dell’inclusione non siano parole astratte, ma un percorso che si costruisce insieme, giorno dopo giorno.

Oltre il velo e gli stereotipi: la forza delle donne raccontata a Taranto

di Rebecca Chianura, Giada Pesare

Gli studenti dell’I.I.S.S. “Oreste del Prete – Falcone” di Sava hanno preso parte all’evento “In controluce – Storie di donne e di visioni”, organizzato da Formare Puglia APS, un ente accreditato alla Regione Puglia che da più anni promuove percorsi di formazione professionale e sociale. L’iniziativa rientra nell’ambito dell’avviso “Futura La Puglia per la parità – Terza edizione” e intende promuovere la parità di genere stimolando una riflessione profonda sulle disuguaglianze e sugli stereotipi ancora presenti nella società. 
Gli studenti, accompagnati dai docenti esperti e tutor, si sono recati a Taranto con un pullman messo a disposizione dalla scuola. L’evento non ha previsto la semplice partecipazione passiva: attraverso tre differenti workshop interattivi, laboratori e momenti di confronto, hanno avuto modo di approfondire il concetto di parità di genere, di confrontarsi con la complessità dell’identità femminile e di riflettere su stereotipi, pregiudizi e diritti. Gli studenti hanno potuto ascoltare e condividere esperienze e testimonianze di donne migranti grazie all’intervento dell’associazione Babele APS, che con il laboratorio “Donne in viaggio tra culture e resilienza” ha messo in luce le difficoltà del percorso migratorio femminile, ma anche la capacità di resistere, di sperare e di ricostruire. L’associazione “Alzaia Onlus”, con il laboratorio “Oltre gli stereotipi” ha invece guidato i partecipanti in un percorso interattivo volto a smontare i pregiudizi radicati e a promuovere relazioni inclusive e consapevoli. Un momento di grande impatto emotivo e sociale è arrivato con il laboratorio teatrale proposto da CitteCitte APS: “Donne di coraggio” ha offerto la possibilità di usare il corpo per raccontare storie di libertà, resistenza, speranza, in un contesto spesso di silenzio e marginalità. 
Al termine delle attività laboratoriali, gli studenti si sono riuniti per condividere attività e riflessioni per ogni workshop. A chiudere l’evento è stato il monologo teatrale “Sguardi”, scritto da Luisa Campatelli, interpretato da Tiziana Risolo e diretto da Alfredo Traversa. Lo spettacolo ha intrecciato le vite di due donne provenienti da contesti culturali molto diversi, chiamate a guardarsi negli occhi: da un lato una figura femminile occidentale, con una quotidianità fatta di tensioni, condizionamenti e relazioni segnate da insicurezze e dall’altro una donna proveniente da culture spesso invisibili, costretta a indossare veli che ne nascondono il volto, metafora di storie di oppressione, fuga, ricerca di dignità. Il dialogo muto e carico di significati fra le due protagoniste ha evocato emozioni forti, proponendo al pubblico uno sguardo diverso sul tema dell’identità, del rispetto e della libertà. L’intera esperienza ha permesso agli studenti dell’istituto “Del Prete – Falcone” di confrontarsi da vicino con il mondo femminile in tutta la sua complessità, rompendo stereotipi, stimolando consapevolezza e aprendo spazi di empatia e dialogo. Un’occasione educativa e sociale che ha dimostrato come la scuola possa essere un luogo di crescita non solo culturale, ma anche umana.

“In controluce”: gli studenti incontrano le storie invisibili dell’accoglienza

di Rebecca Pichierri, Riccardo Lamusta, Lorenzo Sirsi




Un pullman, partito dall’istituto alle 13.45, ha condotto gli studenti dei moduli POC “Curiamo le nostre scelte: comunicare, collaborare e crescere” e “Orientamento sociale” presso la sede dell’Ente Formare Puglia APS, in via Diego Peluso, a Taranto. Ad accompagnarli i docenti esperti, prof. Lorenzo Ruggiero e prof.ssa Maria Antonella Bellanova, insieme ai tutor Alessandro Distratis e Francesca Libardi.
Un pomeriggio intenso, articolato in due momenti: alle 14.30 i workshop, seguito alle 18 dal monologo teatrale “Sguardi”. Due attività diverse, unite da un obiettivo comune: guardare “in controluce” la realtà dell’accoglienza, fatta di persone spesso invisibili.

Dentro il sistema SAI: la voce degli operatori

Nel corso del workshop, gli operatori dell’Ente hanno raccontato agli studenti come funziona realmente il Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), un servizio pubblico – finanziato dal Ministero dell’Interno – che fornisce supporto a famiglie e singoli migranti richiedenti protezione internazionale.

Un operatore legale ha spiegato come l’accoglienza non sia “un semplice alloggio”, ma un percorso complesso: case, bollette, contributi per i pasti, corsi di lingua italiana, assistenza psicologica, supporto nella ricerca del lavoro e nella preparazione della documentazione legale.
“Il nostro compito è fare da ponte”, ha raccontato. “Aiutiamo le famiglie a diventare autonome, a imparare l’italiano, trovare una casa, inserirsi nella scuola e costruire una nuova quotidianità”.

Tra accoglienza ordinaria e accoglienza emergenziale

Gli operatori hanno spiegato con chiarezza il sistema SAI, rigorosamente controllato, tracciato e rendicontato.
Nei SAI ogni spesa è verificata dal Ministero e non esiste profitto, hanno ribadito. “Tutto è tracciato e ciò che non si spende torna al Ministero”.

Il valore dell'integrazione nei piccoli comuni

Particolarmente significativo il racconto delle esperienze nei piccoli paesi del territorio – San Marzano, Fragagnano, Sava, Carosino – dove si trovano alcuni degli appartamenti destinati all’accoglienza.
Secondo gli operatori, nei centri di dimensioni ridotte gli inserimenti sono più rapidi:
“Le persone si integrano prima perché riescono a creare relazioni, parlare con il medico di base, conoscere i vicini. L’accoglienza non è solo un tetto: è un tessuto sociale che si riannoda”.

Viaggi che non si dimenticano

Il momento più toccante è arrivato quando si è parlato del viaggio.
Gli operatori hanno descritto le tragedie del Mediterraneo, le partenze dalla Libia destabilizzata dopo la caduta di Gheddafi, le settimane passate in mare, le vite spezzate.
“Hanno affrontato esperienze che noi fatichiamo anche solo a immaginare. Quando arrivano, il primo passo è restituire loro serenità: senza questo non può iniziare alcun progetto”, ha detto una mediatrice.

Gli studenti: ascoltare per capire

Il workshop si è trasformato presto in un dialogo: domande, curiosità, riflessioni.
La complessità dell’accoglienza – dai bandi ministeriali ai percorsi scolastici dei bambini ospitati – si è mostrata per quella che è: un lavoro quotidiano fatto di burocrazia, relazioni umane, regole rigide e storie fragili.

Un’esperienza che resta

Il rientro degli studenti è avvenuto intorno alle 19.30, ma l’impressione lasciata dall’incontro sembrava destinata a durare molto più a lungo.
La giornata ha permesso ai ragazzi di guardare oltre i titoli dei telegiornali, di capire come l’accoglienza sia un sistema fatto di responsabilità, controlli rigorosi, ma soprattutto persone reali.

Non slogan. Non numeri.
Persone.

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