Pubblicazione nata nel 2025 con il progetto POC "Curiamo le nostre scelte"-

Pubblicazione nata nel 2025 con il progetto POC "Curiamo le nostre scelte" ESPERTO: Prof. Lorenzo RUGGIERO TUTOR: Prof. Alessandro DISTRATIS

mercoledì 4 marzo 2026

Lorenzo Di Lauro, un giovane talento poliedrico!

 di Rebecca Pichierri, Riccardo Lamusta e Lorenzo Sirsi

Le classi 1ª A Elettronica ed Elettrotecnica e 2ª A Liceo Scientifico Scienze Applicate hanno incontrato, sabato 28 febbraio, lo scrittore e autore teatrale Lorenzo Di Lauro, ospite dell’Istituto "Del Prete Falcone" di Sava, per una mattinata all’insegna della lettura, della creatività e della passione per la scrittura.

Fin dalle prime parole, Di Lauro ha voluto sottolineare l’importanza di leggere in un’epoca dominata dalla velocità dei social e dei contenuti “istantanei”. «La lettura non è immediata come un reel o un TikTok – ha spiegato – ma è un’attività lenta, metodica, capace di portarci lontano». Citando Umberto Eco, ha ricordato che chi legge non vive una sola vita, ma centinaia, forse migliaia.

Come si diventa scrittori?

Alla domanda che molti studenti si sono posti – come si diventa scrittori? – Di Lauro ha risposto con semplicità: leggendo e coltivando la fantasia. «Non si può scrivere se non si legge», ha ribadito, osservando come oggi spesso ci siano più aspiranti scrittori che lettori. La lettura, invece, è la base di tutto: allena lo sguardo, amplia il vocabolario, sviluppa il pensiero critico.

Il suo percorso è iniziato proprio tra i banchi di scuola, leggendo fumetti e poi passando ai romanzi. Un passaggio non semplice, ma fondamentale. La passione lo ha accompagnato negli anni, insieme ad altre esperienze: lo sport, l’università, l’insegnamento e il teatro.

Dai romanzi al teatro

Durante l’incontro, l’autore ha raccontato la nascita del suo primo romanzo, “Il Gran Burattinaio”, pubblicato quando era ancora studente liceale. Ambientato nell’Inghilterra degli anni Trenta, nasce da un viaggio in Gran Bretagna e dall’interesse per i piccoli centri e i periodi di cambiamento storico.

Il secondo romanzo, “La Pietra Insanguinata”, è invece legato agli anni universitari e racconta un’epoca di trasformazioni negli Stati Uniti, tra petrolio e nuove frontiere economiche. In entrambi i casi, il filo conduttore è la storia, grande passione dell’autore.

Parallelamente alla scrittura, l’autore ha intrapreso anche la strada del teatro. Con lo spettacolo “I Fantasmi di Floyd" ha portato in scena la storia dei Pink Floyd, raccontando non solo la musica ma anche il contesto storico e sociale degli anni Settanta. Brani come Wish You Were Here e Another Brick in the Wall, ha spiegato, parlano ancora oggi ai giovani di amicizia, paure, crescita e ricerca della propria identità.


Creatività e manualità nell’era digitale

Un altro tema centrale è stato il rapporto tra tecnologia e creatività. Pur utilizzando strumenti digitali come tablet e computer, Di Lauro ha invitato gli studenti a non perdere la manualità della scrittura a penna. La dimensione “analogica” può convivere con quella digitale e contribuire allo sviluppo della fantasia, elemento fondamentale in ogni ambito: letterario, artistico, ma anche scientifico e tecnico.

La creatività, infatti, non riguarda solo i libri: può essere alla base di innovazioni nell’ingegneria, nella meccanica, nell’industria. Ma va allenata con costanza, curiosità e ricerca.

Il dialogo con gli studenti

L’incontro è stato arricchito dagli interventi degli studenti, che hanno raccontato le proprie esperienze di scrittura e la passione per il cinema e i cortometraggi. Di Lauro ha incoraggiato tutti a “buttarsi”, a non temere di sbagliare e a non abbandonare un’idea solo perché sembra difficile svilupparla.

«Scrivere non è improvvisazione – ha concluso – è metodo, studio, dedizione. Tutto ciò che pubblicate porta il vostro nome».

Un messaggio chiaro e motivante per le classi 1ª A EEE e 2ª A LSA: leggere di più, coltivare le proprie passioni e credere nella forza della creatività. Perché ogni storia, anche quella che sembra piccola, può diventare un grande viaggio.

 

Incontro con l’autore: memoria, scelte e responsabilità

 La 5ª C IET dialoga tra carcere, sogni e scrittura

Di Rebecca Pichierri


Il  27 febbraio la classe 5ª C Informatica e Telecomunicazioni dell’Istituto “Del Prete Falcone” di Sava ha incontrato lo scrittore Gianfranco Vumo, protagonista di un dialogo intenso fatto di ricordi personali, riflessioni sul passato e consigli per il futuro.

Una partita raccontata in La Luna del castoro

L’autore ha ripercorso un episodio narrato nel suo libro “La Luna del castoro”: una partita di calcio disputata in carcere durante un’iniziativa di solidarietà. Più che l’aspetto sportivo, a colpirlo fu l’incontro con alcuni ragazzi del suo quartiere d’infanzia, finiti sulla strada della criminalità. In un luogo dove la libertà è negata, il calcio diventò un momento di umanità e confronto. «Anche chi ha sbagliato resta una persona», ha sottolineato, invitando gli studenti a non costruire barriere definitive.

Scrivere per dare senso alle esperienze

Vumo ha poi presentato il romanzo “Il vento di Ester”, ispirato a una storia vera. Il libro intreccia una forte tematica sociale – l’inquinamento e le sue conseguenze – con il profondo legame tra madre e figlia. La denuncia si unisce così a una storia d’amore familiare, perché, come ha spiegato l’autore, «imparare ad amare la vita è il vero messaggio».

Dopo una lunga carriera come direttore di banca, Vumo ha riscoperto la passione per la scrittura, sottolineando quanto siano fondamentali impegno e revisione: rileggere, correggere e migliorare è parte essenziale del processo creativo.

Gli anni ’80 e il valore delle scelte

Tra aneddoti divertenti e riflessioni più profonde, l’autore ha ricordato anche la sua adolescenza negli anni ’80: le serate con gli amici, gli scherzi fatti con le cabine telefoniche, un modo di divertirsi semplice e senza social network. Un mondo che ai ragazzi di oggi può sembrare lontanissimo, ma che ha contribuito a formare la sua personalità.

Non sono mancati i racconti sul calcio, grande passione giovanile: a sedici anni fu vicino a intraprendere una carriera professionistica, ma la vita lo portò altrove. «A volte le opportunità passano e non ce ne accorgiamo. Altre volte scegliamo strade diverse che ci regalano comunque soddisfazioni. L’importante è restare curiosi e pronti a cogliere le occasioni».


Un messaggio agli studenti

Tra ricordi degli anni ’80, sogni giovanili legati al calcio e scelte di vita inattese, l’autore ha invitato i ragazzi a restare curiosi e pronti a cogliere le opportunità.

Per la 5ª C IET è stato un incontro significativo, che ha lasciato un messaggio chiaro: ogni esperienza può diventare crescita, se affrontata con consapevolezza e responsabilità.

 


LIBRIAMOCI: Asia Picchieri si racconta

 di Francesca Albano


Nella mattina del 27 Febbraio, nella sede dell'Istituto " Del Prete Falcone" di Via Roma, ha avuto luogo un incontro tra alcune classi di diversi indirizzi con l'autrice Asia Picchieri che ha presentato agli studenti il suo ultimo libro “Please come home for Christmas”.

Il romanzo segue le vicende della protagonista alle prese con l'avvicinarsi dei quarant'anni, il superamento del divorzio dal marito e la necessità di riconnettersi con sé stessa, e le riflessioni che emergono durante il periodo natalizio.

 

L'incontro si è svolto con la lettura di alcuni passi del libro, intervallati dall'intervento dell'autrice che ci ha spiegato l'importanza di far entrare il lettore nella storia sin dall'inizio, e ci ha raccontato alcune sue esperienze personali che l'hanno portata alla creazione della protagonista del romanzo.





In seguito ci ha raccontato il suo percorso di scrittrice, partendo dalle prime bozze scritte al liceo fino ad arrivare alla pubblicazione dei suoi libri; ha ribadito inoltre l'importanza del dialogo con gli studenti a cui cerca di trasmettere la passione per la lettura e per la scrittura.

Ha anche evidenziato l'importanza di realizzare sempre i propri sogni, anche se questi subiscono delle modifiche per adattarsi meglio alla nostra personalità.


LIBRIAMOCI: incontro con Gianfranco Vumo

 di Zoe Polimeno

Nella giornata del 26 Febbraio, nella sede dell'Istituto "Del Prete Falcone" di Via Roma, si è tenuto un incontro tra alcune classi di diversi indirizzi con Gianfranco Vumo, autore dei libri “La luna del castoro” e “Il vento di Ester”, datosi alla scrittura dopo il suo pensionamento.

Il primo dei due , terzo classificato alla XVII edizione del Premio letterario Nazionale Città di Taranto 2023, viene definito dall'autore come un primo “esperimento” per affacciarsi alla scrittura, proponendo un racconto sulla sua vita, in particolare infanzia e giovinezza trascorse a Taranto. Le pagine si trasformano in uno specchio in cui egli può rivede le proprie esperienze e trarne degli insegnamenti da trasmettere. 

É Taranto anche il luogo dove si ambienta la storia di Ester, protagonista del suo secondo libro. La giovane ragazza si ritrova a vivere una malattia che la sorprende all'età di 14 anni, aggravata dall'inquinamento del territorio in cui vive, intrecciata con un forte legame di affetto profondo con la madre, la quale sta vivendo le difficoltà della situazione insieme alla figlia. 

Durante l'incontro sono stati letti alcuni passaggi di entrambi i libri, facendo nascere discorsi e confrontando il mondo non così lontano, ma estremamente diverso da quello di oggi, degli anni 70 e 80. 
A trascendere però il passaggio degli anni sono i valori che anche l'autore vuole trasmettere, cioè l'amore e in particolare l'amore per la vita, che incoraggia i giovani a cercare e tenere con sè.

domenica 8 febbraio 2026

La Costituzione siamo noi

Il messaggio di Gherardo Colombo agli studenti del Del Prete Falcone

di Lamusta Riccardo e Marseglia Francesco  

L’incontro con Gherardo Colombo di giovedì 5 febbraio ha rappresentato un momento di riflessione critica sulla Costituzione Italiana, non come testo immobile, ma come strumento vivo da interrogare alla luce della realtà quotidiana. 
Alla presenza del Sindaco di Sava Gaetano Pichierri, dell’Assessore delegata alle Politiche sociali  Roberta Friolo, del prof. Roberto Bascià, moderatore dell’incontro,  e della Dirigente Scolastica Pierangela Scialpi, l’attenzione si è concentrata subito sul dialogo diretto con gli studenti, veri protagonisti della giornata, che hanno avuto il piacere di dialogare con il giurista sul valore e l’attualità della Legge fondamentale dello Stato italiano.
Il Magistrato, noto per aver condotto inchieste importanti sul crimine organizzato, la corruzione e Mani Pulite , ha invitato i ragazzi a distinguere innanzitutto tra la Costituzione di diritto, che coincide con il testo formale del 1948, e fa leva su dignità, uguaglianza e orizzontalità e la Costituzione di fatto, cioè il modo in cui quei valori vengono applicati nella società e che spesso smentisce i principi costituzionali. Nella quotidianità, infatti, le gerarchie, i privilegi e l’indifferenza sconfessano i principi costituzionali, abilitando una sorta di Anticostituzione che finisce per  prevalere in alcuni contesti, segnata dal disinteresse per il bene comune. 
Attraverso esempi concreti, ha mostrato come illegalità, corruzione e piccole scorrettezze quotidiane possano, infatti, minare i principi costituzionali, sottolineando che la Carta Costituzionale fallisce solo se i cittadini smettono di praticarla e di considerarla un organismo vivente perché è la nostra prima legge, alla quale devono adeguarsi tutte le altre ed è fondata sul riconoscimento universale della pari dignità della persona, senza alcuna distinzione, che è imprescindibile in una società che vuol dirsi civile, che rispetta cioè i diritti fondamentali del cittadino. 
Il confronto con gli studenti, trasformato in un dialogo aperto e stimolante,  ha toccato temi fondamentali: dai principi di dignità, uguaglianza e responsabilità,  alla libertà di espressione, dal valore della disciplina alla separazione dei poteri, dal senso di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni fino  all’uso consapevole dell'intelligenza artificiale.
Colombo ha mostrato come i principi costituzionali si traducono in responsabilità concreta: i valori restano parole vuote se non diventano comportamenti responsabili, senso critico, cittadinanza attiva e collaborazione. Ha evidenziato l’importanza di una giustizia orientata al recupero; ha sottolineato il valore della trasparenza nelle istituzioni e di una società vigile che difenda equità e legalità, anche di fronte a nuove sfide tecnologiche. Ha raccontato, inoltre, il lavoro del magistrato come esperienza di squadra, in cui la lucidità e il confronto con colleghi e istituzioni sono fondamentali per affrontare corruzione, illegalità e pressioni quotidiane.
Più che dare risposte definitive, il giurista ha invitato i ragazzi a coltivare dubbi, senso critico e consapevolezza civica: la Costituzione non si celebra passivamente, ma si vive ogni giorno. Il messaggio finale è chiaro e diretto : i principi costituzionali esistono solo nella pratica quotidiana dei cittadini, e la responsabilità delle nuove generazioni è trasformare quei valori scritti in scelte concrete e comportamenti coerenti nella società, ogni giorno. Perché la Costituzione siamo noi!

Quando la distanza unisce

 Al Del Prete Falcone si riflette sulla violenza domestica

di Sofia Dell’Aglio

Nel Bel Paese si parla poco di violenza domestica, anche se macchia in modo indelebile le vite di coloro che ne sono vittime e carnefici. Un fenomeno di cui, in realtà, non ci importa abbastanza finché non lo viviamo in casa, sulla nostra pelle e, spesso, è difficile trovare la forza per affrontarlo.

La violenza in famiglia, infatti,  è spesso sommersa, nascosta dietro il mito della casa come luogo sicuro, la nostra comfort zone. La tendenza a idealizzare la famiglia come luogo di amore e solidarietà, non consente di accettare che, al suo interno, si consumino abusi. Questa forma di violenza coinvolge, invece, migliaia di vittime ed è perpetrata quasi sempre dagli stessi familiari conviventi. Riconoscerla richiede di superare tabù, identificare segnali fisici/psicologici e rompere l'isolamento. Per esempio, si parla molto poco di violenza di un/a figlio/a nei confronti del genitore che, nella quasi esclusività dei casi è la madre, cuore pulsante della famiglia. La tragicità dei fatti è inequivocabile, e la vergogna insabbia il  fenomeno  che fa più male delle mani colpevoli degli stessi atti violenti. Uscire dal circolo vizioso, ritrovare un equilibrio,  è un’impresa in cui pochi riescono, ma anche queste situazioni possono avere un lieto fine, invece che diventare un titolo di cronaca nera in prima pagina.

Proprio come è accaduto nel caso di Anna Tiziana Torti e Lorenzo Greco, madre e figlio, che hanno raccontato la loro storia in un libro scritto a quattro mani, edito nel 2025 da Mondadori: “La distanza che ci unisce”.  Già il titolo è evocativo, preannuncia il lieto fine che le ultime pagine raccontano, una storia che regala un messaggio di speranza, rinascita e amore.

Li abbiamo conosciuti, nella mattina del 30 gennaio 2026,  presso il nostro istituto, il Del Prete-Falcone, di Sava, che ha accolto i protagonisti, nonché narratori, impegnati nella condivisione della loro storia di caduta e rinascita. La missione di divulgazione è direttamente rivolta alla fascia più sensibile ed esposta ai temi di cui si racconta nel libro, che coincide con l’età degli studenti frequentanti la scuola secondaria di secondo grado.

La Dirigente Scolastica Pierangela Scialpi ha  aperto l’incontro  ringraziando i presenti, il sindaco, dott. Gaetano Pichierri, l’assessore delegata alle politiche sociali, avv. Roberta Friolo, la dirigente dei Servizi sociali, avv. Immacolata Fiscini, la responsabile dell’Area Affari Generali, avv. Maria Capozzi, che hanno fortemente sostenuto la presenza e la testimonianza degli autori del libro, offrendo agli studenti la possibilità di conoscere e affrontare un tema di grande attualità.

La prof.ssa Laura Maria Caraccio, moderatrice dell'incontro, ha passato, quindi, la parola  agli studenti e alle studentesse della redazione scolastica  che si sono susseguiti sul palco per leggere alcuni tra i passaggi più significativi descritti nel libro, ripercorrendo con gli ospiti le vicende narrate per immergersi in quel passato burrascoso di violenza tra le mura domestiche.

Avevo quattordici anni quando ho iniziato a fare i primi errori,  ha dichiarato Lorenzo, con sguardo apprensivo sulla platea di giovanissimi all’ascolto nell’ Auditorium, aprendo la sua testimonianza in una prospettiva di apertura e confronto.


Per tutto l’incontro, la signora Tiziana e suo figlio Lorenzo hanno continuato a rispondere con grande coinvolgimento alle domande dei ragazzi che, sin dall’inizio, si sono mostrati partecipi ed attenti. Hanno raccontato di come il rapporto sia cambiato per una serie di scelte e comportamenti sbagliati a partire dalla inadeguatezza di  Tiziana nel ruolo di madre, a causa dell’assenza nella sua stessa vita di una figura materna, capace di farle sentire l’amore. Lorenzo, invece, ha evidenziato come il punto di rottura  sia stato la decisione di mandarlo a studiare in un istituto privato al termine delle scuole medie, lontano dai suoi amici e dai luoghi per lui “casa”. L’incomprensione, il mancato confronto hanno segnato in modo indelebile e irreversibile il rapporto che si sarebbe poi, a mano a mano, deteriorato, a causa delle scelte sbagliate di Lorenzo, che comincia a fare uso di sostanze stupefacenti,  fino a sfociare nella violenza. Un rapporto risanato solo grazie agli sforzi immani di reciproca immedesimazione, ascolto e comprensione e alla presenza delle persone giuste, capaci di aiutare e sostenere anche nelle scelte difficili che Tiziana è costretta a compiere.

La teoria della rana, metafora sull'incapacità umana di reagire a minacce o peggioramenti lenti e graduali,  è stata per Tiziana luce nel buio in cui si è ritrovata senza riuscire a darsi una spiegazione. “Una rana gettata in una pentola di acqua bollente, ne salta immediatamente fuori riuscendo a salvarsi”- cita la Torti -”ma una introdotta in acqua fredda che col tempo si scalda, sarà morta prima di accorgersi dell’aumento di temperatura.” Per una madre, le violenze del figlio sono quell’acqua che si scalda impercettibilmente, lentamente ma, fortunatamente, Tiziana è riuscita ad agire prima che fosse troppo tardi, supportata dall’amica Cinzia, la forza che l’ha sostenuta, ma anche  dalle istituzioni.

“Le persone con cui entriamo in relazione sono una nostra scelta, sicuramente ci influenzano, ma siamo noi a sceglierle, e quelle persone  saranno probabilmente chi diventeremo. Guardatevi intorno, non sottovalutate le vostre scelte”, così Lorenzo esorta i giovani alla consapevolezza,
all’atteggiamento critico, in risposta a chi gli chiede quanto le sue amicizie abbiano influito nel degenerare del rapporto con sé stesso, la madre e le istituzioni.


Dopo aver partecipato attivamente all’incontro, per me particolarmente significativo, non posso che consigliare la lettura del libro, La Distanza che ci unisce, una testimonianza sincera e significativa di come poche scelte sbagliate arrivino a  distruggere  anche un legame unico, quello  tra madre e figlio. Un libro che ha unito, ma anche separato i protagonisti di questa storia, una distanza che oggi sono riusciti a colmare, mantenendo i giusti spazi tra di loro, per la prima volta, in un rapporto sano.Ciò che oggi, nonostante le difficoltà legate al rivivere quegli eventi, tiene  nuovamente uniti Tiziana e Lorenzo è proprio la funzione sociale che questa storia di rinascita può avere nella vita di chi ha l’onore di ascoltarla.

Nei saluti finali, per loro un dono speciale realizzato dai/lle allievi/e della 3^A, Indirizzo Artigianato del Made in Italy,  una maglietta con un messaggio chiaro  che è un invito alla rinascita: La Distanza che unisce è l’Amore che rifiorisce!

Un grazie di cuore a Anna Tiziana Torti e Lorenzo Greco.


domenica 25 gennaio 2026

“La distanza che ci unisce”: un incontro per riflettere, comprendere e rinascere

di Giada Pesare, Rebecca Chianura




Nei prossimi giorni, l’Istituto “Del Prete-Falcone” avrà l’onore di ospitare Anna Tiziana Torti e Lorenzo Greco, madre e figlio, autori del libro “La distanza che ci unisce”. Si tratta di un incontro di grande valore umano e culturale, che offrirà agli studenti del biennio l’occasione di confrontarsi con una testimonianza autentica e profondamente significativa.
“La distanza che ci unisce” è un romanzo intenso e toccante, una storia vera di dolore, conflitto e violenza familiare, ma anche di rinascita, consapevolezza e ricostruzione dei legami. Attraverso le parole della madre e del figlio, il lettore entra in una relazione complessa, segnata da silenzi, incomprensioni e paura, ma anche dalla volontà di non arrendersi e di cercare una via d’uscita.
La forza del libro sta proprio nella sua doppia prospettiva: due punti di vista diversi, a volte opposti ma profondamente legati. Questa scelta narrativa permette di comprendere quanto sia difficile comunicare all’interno delle relazioni familiari e quanto sia importante imparare ad ascoltare l’altro, anche quando il dialogo sembra impossibile.
La loro storia ha avuto grande risonanza anche a livello nazionale ed è stata raccontata dalla RAI, nel programma “Da noi… a ruota libera” (puntata del 12 ottobre 2025), dove Anna Tiziana Torti e Lorenzo Greco hanno condiviso il percorso, che ha permesso loro di  trasformare la sofferenza in forza e consapevolezza. Una testimonianza che ha colpito molti per il coraggio di raccontarsi senza filtri.
Il libro non è soltanto un racconto personale ma rappresenta un messaggio potente rivolto a tutti e in particolare ai giovani. Invita a non restare in silenzio, a chiedere aiuto e a riconoscere che il cambiamento, per quanto difficile, è possibile.
Durante l’incontro, gli studenti avranno l’opportunità di ascoltare direttamente gli autori, porre domande e riflettere su temi importanti e attuali come la distanza emotiva, la paura e solitudine, la violenza domestica, ma anche il rispetto reciproco e il valore della parola come strumento di cura e di rinascita.
Sarà un momento di confronto significativo, non solo dal punto di vista letterario ma soprattutto umano ed educativo. Un’occasione per fermarsi a pensare, per mettersi nei panni dell’altro e per comprendere che dietro ogni conflitto possono esserci fragilità profonde. 
Un incontro che lascerà il segno e che ricorderà come, anche dalle esperienze più difficili, può nascere una nuova strada, fatta di consapevolezza, dialogo e speranza.

Gherardo Colombo: Anticostituzione

di Giuseppe Frascella, Sofia Dell’Aglio




“L’Italia è una Repubblica democratica a tendenza monarchico-feudale, fondata sul lavoro e sulla rendita. La sovranità appartiene al popolo, che tende a evitare di esercitarla per non esser chiamato a risponderne.”
Così si esprime Gherardo Colombo nel suo nuovo libro “Anticostituzione”, attraverso il quale offre l’occasione di rileggere con occhi nuovi il documento fondativo della nostra Repubblica, nonché di riflettere su quale sia la strada da imboccare per costruire una società più giusta. 
L’ex magistrato riscrive alcuni degli articoli della costituzione utilizzando una sottile e studiata ironia, volta alla stimolazione del pensiero critico dei lettori che, nonostante vivano nell’Italia che chiude un occhio quando conviene, forse non si rendono conto di quanto sia profonda la discrepanza tra carta (costituzionale) cantante, e realtà.
Nella giornata del 5 febbraio l’Istituto “Del Prete-Falcone” ospiterà l’autore, che ci parlerà del suo libro Anticostituzione (2023), ponendo all’attenzione dei giovanissimi un tema poco considerato. Ad oggi, infatti, la carta costituzionale è studiata in modo vago nelle scuole e non tutti ne conoscono la storia. 

Gherardo Colombo
Nasce a Briosco il 23 giugno 1946. È un ex magistrato, giurista, saggista e scrittore italiano, attualmente ritiratosi dal servizio, divenuto famoso per aver condotto o contribuito a inchieste celebri quali la scoperta della Loggia P2, il delitto Giorgio Ambrosoli, Mani pulite.
Colombo ha avuto una lunga carriera come magistrato e consulente, caratterizzata da un impegno costante nella lotta alla criminalità organizzata e nella difesa della legalità. Dal 1978 al 1989 ha ricoperto il ruolo di giudice istruttore, lavorando in importanti inchieste come quella sull'omicidio Ambrosoli. In particolare, nel 1981, ha coordinato la perquisizione della villa di Licio Gelli, portando alla scoperta della lista di quasi mille membri della loggia massonica P2 e di documenti cruciali riguardanti operazioni opache a livello nazionale.
Dal 1987 al 1989 ha partecipato a comitati di scopa esperti sulla cooperazione internazionale nella lotta contro il crimine organizzato e la confisca dei profitti illeciti. Successivamente, è stato consulente per la Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo (1989-1992) e sulla mafia (1993) e ha fornito un fondamentale contributo nell'ambito dell'operazione Mani Pulite. Nel 2005 è stato nominato Consigliere della Corte di Cassazione, ma nel 2007 ha scelto di dimettersi per dedicarsi all'educazione alla legalità, vincendo nel 2008 il Premio Nazionale Cultura della Pace. Ha anche ricoperto ruoli di prestigio nel settore editoriale, come presidente della casa editrice Garzanti, e in ambito istituzionale, diventando membro del CDA della Rai e presidente dell'ente pubblico Cassa delle Ammende.
Attualmente, continua il suo impegno sociale e civile. Ha fondato la ONG Resq People Saving People e, nel 2020, ha preso parte alla commissione di inchiesta sulle morti sospette al Pio Albergo Trivulzio durante la pandemia. Nel 2022 ha ricevuto il Premio Campione per il suo impegno sociale e la promozione dei valori costituzionali.

Una biblioteca per la comunità: la scuola intitola il nuovo spazio a Lucia Fasano Milizia

di Giada Pesare




Un nuovo spazio di cultura, memoria e innovazione nasce all’interno dell’I.I.S.S. “Del Prete-Falcone”. Domenica 11 gennaio, durante l’Open Day, si è svolta l’inaugurazione ufficiale della biblioteca scolastica, realizzata grazie al POC “Biblioteca scolastica innovativa”, che ha coinvolto attivamente gli studenti, svolgendo un accurato lavoro di ricognizione dei testi presenti nei vari ambienti scolastici, procedendo alla catalogazione e alla riorganizzazione del patrimonio librario.
Con delibera unanime del Consiglio d’Istituto, la biblioteca è stata intitolata alla prof.ssa Lucia Fasano Milizia,  per il suo valore umano, professionale e culturale. 
Pur non essendo stata docente dell’Istituto, gli è stata intitolata una targa commemorativa con la seguente dedica: “Leggere fa vibrare le corde del cuore.”
Presente alla cerimonia anche il figlio della docente, che ha ringraziato la Dirigente Scolastica e l’intera comunità scolastica per aver voluto dedicare questo spazio alla memoria della madre. Un gesto reso ancora più significativo dalla donazione dei libri della famiglia Milizia, scelta come segno concreto di amore e fiducia verso le nuove generazioni.
La dirigente scolastica Pierangela Scialpi ha illustrato anche gli sviluppi futuri: una biblioteca viva, aperta allo studio pomeridiano, alla ricerca autonoma e alla socializzazione culturale, dotata di un’applicazione digitale per la consultazione dei testi e regolata da un apposito regolamento condiviso. 
Durante l’inaugurazione sono stati presentati anche i manufatti del progetto “Atelier delle idee”, realizzati dagli studenti dell’indirizzo moda e di altri percorsi laboratoriali. Tra questi, borse artigianali, oggetti in filati tradizionali e materiali di recupero, accessori realizzati interamente a mano e il costume progettato per il robot con intelligenza artificiale creato dagli studenti dell’indirizzo elettronica.
Un simbolo forte del messaggio educativo della scuola: tradizione e innovazione, libro cartaceo e tecnologia, manualità e intelligenza artificiale che convivono e si completano.
Il sindaco di Sava Gaetano Pichierri ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa, definendo la prof.ssa Lucia Fasano Milizia «una donna, una docente, un modello di dedizione al servizio della comunità», ricordata da intere generazioni come una “mamma” capace di stare vicino a tutti.
È stata docente di storia dell’arte per quasi quarant’anni, sindaca di Sava e figura centrale della vita culturale e sociale del territorio. Donna di profonda eleganza morale, creativa e attenta alle fragilità, ha formato migliaia di studenti con un metodo didattico non convenzionale, capace di unire discipline diverse e di educare alla vita oltre che allo studio.
Come ricordato dalla professoressa Annalisa Melle, sua ex allieva, i laboratori creativi da lei promossi, hanno lasciato un segno duraturo, dimostrando quanto l’esperienza pratica possa influenzare il futuro professionale e umano degli studenti.
L’inaugurazione della biblioteca non è stata solo un momento commemorativo, ma un atto concreto di comunità e visione educativa. Uno spazio che unisce memoria e futuro, carta e digitale, sapere e creatività. Una biblioteca che porta il nome di una donna che ha fatto della conoscenza una missione e che continuerà, attraverso i libri, a parlare alle nuove generazioni.

Tra pagine e pensiero: perché leggere è ancora un atto rivoluzionario

di Veronica Soloperto, Giuseppe Frascella, Rebecca Aprile




Nella società di oggi, caratterizzata dalla velocità dell’informazione e dall’uso costante delle tecnologie digitali, la lettura viene spesso considerata un’attività secondaria. Tuttavia, libri, lettura e biblioteche continuano a svolgere un ruolo fondamentale nella formazione culturale e personale dell’individuo.
La lettura è prima di tutto uno strumento di conoscenza e di crescita del pensiero critico.
 A differenza dei contenuti rapidi dei social media, il libro richiede attenzione e riflessione. Come affermava Francis Bacon, “la lettura rende l’uomo completo”, poiché abitua a ragionare, ad analizzare e a collegare le informazioni in modo consapevole. In un’epoca segnata dalla disinformazione, questa capacità è indispensabile.
Oltre all’aspetto intellettuale, la lettura ha anche un valore umano ed emotivo. Attraverso i libri è possibile conoscere esperienze e punti di vista diversi dai propri.
Umberto Eco ricordava che “chi non legge, a settant’anni avrà vissuto una sola vita: la propria”: la lettura permette di vivere più vite e di sviluppare empatia e apertura mentale. Le biblioteche svolgono un ruolo essenziale nella diffusione della cultura.
Jorge Luis Borges le definiva “una specie di paradiso”, sottolineandone il valore come luoghi di conoscenza accessibili a tutti. Esse garantiscono pari opportunità di studio e contribuiscono a ridurre le disuguaglianze sociali, offrendo spazi di apprendimento e confronto.
In conclusione, libri, lettura e biblioteche rappresentano un patrimonio culturale indispensabile. Come affermava Ray Bradbury, “non è necessario bruciare i libri per distruggere una cultura, basta fare in modo che la gente smetta di leggerli”. Promuovere la lettura significa quindi investire nel futuro, formando persone più consapevoli, critiche e responsabili.

L’evoluzione della biblioteca: dai libri al mondo digitale

di Rebecca Pichierri , Arianna Leo



Per molto tempo la biblioteca è stata vista come il simbolo del sapere scritto: un luogo tranquillo, dedicato quasi esclusivamente ai libri. Dalle antiche raccolte di tavolette d’argilla fino alle grandi biblioteche del Rinascimento, il libro cartaceo è stato per secoli la principale fonte di conoscenza. Con il progresso tecnologico, però, la biblioteca ha iniziato a cambiare, trasformandosi da semplice raccolta di volumi a spazio moderno e ricco di strumenti multimediali.
Il ruolo delle tecnologie digitali
L’arrivo delle tecnologie digitali ha portato una vera rivoluzione. Computer, Internet e risorse online hanno reso l’informazione più accessibile e veloce. Accanto ai libri tradizionali sono comparsi e-book, riviste digitali, archivi online, banche dati e audiolibri, ampliando le possibilità di studio e ricerca per tutti.
La biblioteca come centro multimediale
Oggi la biblioteca non è più solo un posto dove leggere, ma un centro culturale aperto e innovativo. Oltre ai libri, offre film, musica, podcast, videogiochi educativi e contenuti interattivi. Molte biblioteche dispongono di computer, Wi-Fi gratuito, tablet e strumenti per la lettura digitale, diventando luoghi di incontro e apprendimento.
Nonostante questi cambiamenti, il libro cartaceo non è stato abbandonato. Al contrario, continua a convivere con i nuovi media, creando un equilibrio tra tradizione e innovazione.
L’evoluzione della biblioteca rispecchia i cambiamenti della società e dei modi di imparare. Da spazio statico a ambiente dinamico e partecipativo, la biblioteca resta un punto di riferimento culturale fondamentale, capace di guardare al futuro senza perdere la propria identità. Anche nell’era digitale, rimane un luogo essenziale per garantire un accesso libero e consapevole alla conoscenza.


Dalle tavolette di argilla al digitale: la lunga storia delle biblioteche Un viaggio nel tempo tra rotoli, manoscritti e archivi online

di Sofia Mega



Le biblioteche sono da sempre simboli di conoscenza e cultura. Oggi le immaginiamo come grandi sale silenziose piene di libri e computer, ma la loro storia è lunga e affascinante, fatta di cambiamenti e trasformazioni che riflettono l’evoluzione della società.
Le prime forme di biblioteca risalgono a migliaia di anni fa. In Mesopotamia, già nel 2500 a.C., si conservano tavolette di argilla incise con scritture cuneiformi. Una delle più famose fu la Biblioteca di Ninive, appartenente al re Assurbanipal. In Egitto e soprattutto in Grecia le biblioteche divennero centri fondamentali di studio. La Biblioteca di Alessandria, in Egitto, è una delle più conosciute: conteneva centinaia di migliaia di rotoli scritti a mano, raccolti da tutto il mondo allora conosciuto.
Dopo la caduta dell’impero Romano, furono i monasteri a custodire il sapere. I monaci copiavano a mano testi religiosi, scientifici e filosofici. Le biblioteche erano piccole e spesso chiuse al pubblico. I libri erano rari, preziosi e scritti su pergamena.
L’invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Gutenberg nel1455 cambiò tutto. I libri divennero più facili da produrre e più economici. Nacquero così le prime biblioteche aperte al pubblico, come quella di Oxford e la Biblioteca Nazionale di Parigi. L’idea di rendere la cultura accessibile a tutti cominciò a diffondersi.
Tra l’Ottocento e il Novecento le biblioteche si trasformarono in veri servizi pubblici. Nelle città nacquero biblioteche comunali, scolastiche e universitarie. Non erano più solo luoghi dove conservare i libri, ma anche spazi dove leggere, studiare e partecipare ad attività culturali.
Con l’arrivo del digitale, anche le biblioteche si sono adattate. Oggi offrono e-book, audiolibri, cataloghi online e spazi multimediali. Molte permettono di consultare documenti da casa. Tuttavia, rimangono anche luoghi fisici dove le persone si incontrano, si confrontano e imparano.
La biblioteca, da sempre,  accompagna l’uomo nel suo bisogno di sapere. Dalle tavolette antiche ai libri elettronici, è cambiata nell’aspetto e nei mezzi, ma ha mantenuto lo stesso scopo: custodire il sapere e renderlo 

Infomedia, la nostra nuova Malattia

di Dalila Donzella



Infomedia: per chi non lo sapesse consiste nell'esser costantemente bombardati da informazioni, talvolta in maniera morbosa, su argomenti futili e cupi, di poco conto, ma che se ascoltati costantemente possono portare a un incupidimento delle nostre menti, offuscandoci così dalla ragione, rendendoci timorosi e ansiosi che il male si aggiri attorno a noi. Ma siamo sinceri, quanto ci tocca davvero la notizia che una giovane donna è costretta a prostituirsi nelle favelas per portare il pane a casa? O vedere video di animali, malformi, feriti e sottopeso in paesi del terzo mondo? 
Spesso si commenta con la solita emoticon dispiaciuta, con la lacrimuccia che gli scende giù dal viso, e poi quando vediamo il gattino randagio sotto casa lo ignoriamo come se niente fosse. E perché? Forse ci sembrerà più facile mettere un like a una notizia macabra, che portare un pò di latte al gattino malnutrito sotto casa. Ma qui in realtà non si sta parlando di felini, ma bensì di quanto sia facile dispiacersi per quello che accade altrove, senza fare niente per migliorare il nostro mondo e il nostro piccolo quotidiano. A volte basta anche un gesto piccolo, che, per quanto ci possa sembrare insignificante e di poco conto, può fare veramente tanto. E per quanto riguarda le notizie, se proprio ci teniamo a rimanere aggiornati sull'ultima, sarebbe consigliabile leggerle piuttosto che vederle alla tv, poiché le immagini maggiormente rimangono impresse nelle nostre menti. E ricordatevi che essere informati non significa sapere tutto, ma scegliere cosa guardare e cosa fare. 
 





Il dolore: una questione di dignità

di Giuseppe Frascella




Il dolore è un’esperienza universale, eppure profondamente solitaria. Scientificamente, nasce come un alleato: è un segnale d'allarme biologico, un meccanismo di difesa essenziale per la sopravvivenza. Attraverso i nocicettori, i sensori del nostro corpo, il sistema nervoso ci avverte di un danno ai tessuti, permettendoci di reagire. Senza questa capacità, saremmo vulnerabili e incapaci di proteggerci dai pericoli del mondo esterno.
Tuttavia, il confine tra utilità e tortura è sottile. Quando il dolore diventa cronico, smette di essere un segnale e si trasforma esso stesso in malattia. In questo processo, il cervello non si limita a registrare un impulso, ma lo rielabora attraverso le emozioni e la memoria. Poiché non esiste un esame del sangue per misurarlo, il dolore resta l'esperienza più soggettiva in medicina: la sua entità risiede esclusivamente nella parola di chi soffre.
Qui si inserisce la sfida della bioetica: il primo dovere morale è credere alla sofferenza dell'altro. Se in passato il dolore era visto come un destino da sopportare con stoicismo, oggi la bioetica lo definisce un problema di dignità umana. Curare il dolore non è solo un atto medico, ma un diritto inalienabile. Non si tratta semplicemente di spegnere un sintomo, ma di restituire alla persona la capacità di relazionarsi e di non essere definita solo dal proprio tormento.
Questa visione ci porta a dilemmi complessi, come il "principio del doppio effetto". Nelle cure palliative, l'uso di farmaci necessari a lenire sofferenze insopportabili può talvolta abbreviare la vita come effetto collaterale. La bioetica ci dice che se l'intenzione è il sollievo, l'atto è profondamente umano. Il concetto di "dolore totale" ci ricorda infatti che la sofferenza non è mai solo fisica, ma coinvolge la paura, la solitudine e il senso di abbandono del paziente.
A questo punto, una riflessione personale: in una società che cerca di anestetizzare ogni disagio, abbiamo ancora spazio per comprendere la vulnerabilità? Il dolore ci ricorda che siamo fragili e che abbiamo bisogno degli altri, ma esiste una soglia oltre la quale esso smette di insegnare e inizia a distruggere l’identità. È in quel momento che la tecnica deve fermarsi per lasciare il posto all'accompagnamento puro e alla vicinanza.
In conclusione, la misura della nostra civiltà si vede da come rispondiamo a chi soffre. La bioetica non è fatta di regole fredde, ma abita nello spazio tra due mani che si stringono. Se la scienza studia l'impulso nervoso, l'etica ha il compito di non lasciare che quell’impulso sia l’unica voce di un essere umano. Nessuno dovrebbe mai trovarsi solo nel proprio buio, perché prendersi cura del dolore altrui è l’atto che ci rende autenticamente umani.

Referendum sulla Giustizia del 22-23 Marzo

di Zoe Polimeno



Da poco tornati dietro ai banchi di scuola, o dietro le cattedre se pensiamo ai nostri docenti, dopo le meritate vacanze natalizie, il 2026 pone subito una grande scelta in fronte a tutti i maggiorenni, studenti e non, che potranno votare.
È da giorni infatti che persino i social, riconosciuti principalmente per il loro scopo d’intrattenimento e che assorbono innumerevoli ore dei nostri giorni, si sono riempiti di notizie e informazioni sul referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 Marzo di quest’anno.
Sarà infatti diritto e dovere civico dei cittadini italiani maggiorenni dare il proprio voto, ma prima è necessario essersi informati e aver compreso cosa sia e cosa tratterà questo referendum.

Il Referendum sulla giustizia che si terrà alla metà di marzo è un referendum costituzionale confermativo, che andrà quindi a confermare una modifica, già stata approvata dal parlamento, alla Costituzione.
A rendere ancora più preziosi i voti delle persone sarà il fatto che non sarà necessario un quorum, cioè un numero minimo di persone che vada a votare, ma si conteranno i risultati di chi è contro o a favore indipendentemente dalla quantità di voti.

Ma cosa tratta questo referendum?

La modifica che potrebbe venire apportata alla costituzione riguarda la separazione delle carriere nell’ambito della nostra magistratura. 

Attualmente infatti i magistrati giudicanti (i giudici che solitamente raffiguriamo con toga e martelletto per giudicare un imputato) e magistrati inquirenti (chi porta avanti l’accusa durante un processo) seguono lo stesso percorso formativo e sono parte di un unico corpo, la magistratura ordinaria, e condividono lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura. 
Con la riforma questi saranno divisi, creando due percorsi separati e due Consigli Superiori (della Magistratura giudicante e di quella inquirente).

Sarebbe poi istituita una Corte disciplinare di rango costituzionale, chiamata a esercitare la giurisdizione disciplinare sia nei confronti dei magistrati giudicanti sia di quelli inquirenti ora assente, poiché di competenza del Consiglio superiore della Magistratura.

Al momento è possibile per uno dei due tipi di magistrati cambiare nel corso della propria carriera il proprio ruolo, passando da giudicante a inquirente e viceversa; il numero di magistrati che persegue questa decisione è però molto rara, circa allo 0,3%, è permessa una sola volta durante la propria carriera e chi effettua questo cambio dovrà cambiare regione.
Con la riforma questo non sarebbe più possibile e una volta decisa la propria carriera sarebbe impossibile cambiarla.

Per scegliere i propri rappresentanti, fino ad ora i magistrati hanno agito tramite un’elezione; con questo referendum la modalità cambierebbe da un’elezione a un sorteggio. 

Ma adesso, quali sono le ragioni del SÌ e del NO?

Chi sta votando SÌ, cioè vuole l’approvazione delle modifiche precedentemente elencate, attribuisce la propria scelta all’idea che la riforma porterebbe più trasparenza e imparzialità, che la vicinanza tra magistrati giudicanti e inquirenti non permetterebbe, limitando i casi di favoritismi tra colleghi (magistrati giudicanti e inquirenti), favorendo l’indipendenza tra i due per ridistribuire il “potere”, e che anche il sorteggio porterebbe portare un equilibrio maggiore.
Chi sta votando NO, cioè chi è contrario a questa riforma, sostiene invece che la separazione tra le due istituzioni non porterebbe vantaggi reali, ritenendo la separazione tra le carriere già presente dato il tasso insignificante dei magistrati che cambiano il proprio ruolo e ritenendo le precauzioni che ne conseguono sufficienti.
Suscita dubbi l’applicazione del sorteggio al posto di un’elezione per i rappresentanti dei magistrati, mentre preoccupa il costo che porterebbe la divisione del Consiglio Superiore della Magistratura.
Un’altra preoccupazione è quella che con la nascita della Corte disciplinare i magistrati potrebbero subire influenze da parte del Governo, che quindi potrebbe proteggersi da indagini su illeciti commessi (un esempio potrebbe essere fare avere precedenza ai casi di truffa online rispetto ai crimini legati alla mafia ecc.), e quindi sbilanciare la divisione dei tra poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

Avendo adesso un’idea generale, ma chiara della riforma che il referendum propone, invitiamo tutti, tra studenti e docenti, maggiorenni e non, di continuare a informarsi.
E rivolgendosi ai maggiorenni, vi invitiamo tutti a recarvi alle urne per dare il vostro prezioso voto, qualunque esso sia, rivestendo un ruolo attivo nel nostro Paese ed esercitando il diritto e dovere civico che abbiamo.

giovedì 22 gennaio 2026

Biblioteche Pugliesi: la cultura incontra i cittadini.

 di Riccardo Lamusta e Francesco Marseglia


Nel nostro territorio le biblioteche rappresentano un’importante risorsa culturale, anche se spesso non vengono valorizzate abbastanza, soprattutto dai giovani. Manduria e i paesi vicini offrono diversi spazi dedicati alla lettura e allo studio, che meritano di essere conosciuti e frequentati di più.




La principale biblioteca della città è la Biblioteca Comunale “Marco Gatti”, uno dei luoghi culturali più significativi di Manduria. Qui sono conservati numerosi libri, documenti storici e testi utili per lo studio e la ricerca. La biblioteca non è solo un posto dove prendere libri in prestito, ma anche un ambiente tranquillo in cui studiare e approfondire argomenti legati alla storia e alla cultura locale.


La Biblioteca Comunale “Antonio Vitti” è la principale biblioteca pubblica di Sava, situata in Via Croce 108. Fa parte del sistema bibliotecario della Regione Puglia e offre ai cittadini un punto di accesso a libri, testi per lo studio e spazio per la lettura. È un luogo importante soprattutto per studenti e ragazze/ ragazzi che cercano un posto tranquillo dove preparare ricerche o approfondire argomenti scolastici.


La Biblioteca Comunale di Torricella è il principale spazio dedicato alla lettura e alla cultura del paese. Si trova in Via Rosario, nel centro storico, in un’area di grande interesse culturale, vicino al Castello. È la biblioteca pubblica del Comune, inserita nel sistema culturale della Regione Puglia, e accoglie studenti e cittadini per la lettura, lo studio e il prestito dei libri. Il patrimonio comprende soprattutto narrativa, saggistica, testi scolastici e materiali sulla storia locale.


La Biblioteca Comunale “Giovanni Calò” è la principale biblioteca pubblica di Francavilla Fontana e uno dei principali centri culturali della città. Fondata nel 1911 e dedicata a Giovanni Calò, offre un ricco patrimonio di volumi e risorse per i lettori di tutte le età.

A Uggiano La Chiesa c’è la Biblioteca Comunale “Antonio De Viti De Marco”, il principale spazio pubblico dedicato alla lettura del paese




Lorenzo Di Lauro, un giovane talento poliedrico!

  di Rebecca Pichierri, Riccardo Lamusta e Lorenzo Sirsi Le classi 1ª A Elettronica ed Elettrotecnica e 2ª A Liceo Scientifico Scienze Appli...