di Zoe Polimeno e Francesca Albano
Con Legge n. 20 del 2017 il Parlamento ha approvato la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21 marzo quale “Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.
L'iniziativa nasce dal dolore di una mamma che ha perso il figlio nella strage di Capaci e non sente pronunciare mai il suo nome. Un dolore che diventa insopportabile se alla vittima viene negato anche il diritto di essere ricordata con il proprio nome.
Questa giornata è una ricorrenza annuale di sensibilizzazione e mobilitazione in ricordo delle vittime delle mafie in Italia e nel mondo organizzata a partire dal 1996 dalla rete di associazioni antimafia Libera. Ogni anno, in una città diversa, un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. Recitare i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile, per farli vivere ancora, per non farli morire mai. Per un abbraccio sincero ai familiari delle vittime innocenti delle mafie, non dimenticando le vittime delle stragi, del terrorismo e il nostro dovere per contrastare ciò che le ha causate.
La data della manifestazione è il primo giorno di primavera, scelto in quanto “simboleggia sia la rinascita sia la vita”, sia l’inizio di un percorso di impegno e di speranza.
Nella mattina del 16 marzo, durante le giornate dello studente e in previsione dell’importante ricorrenza prima descritta, nell’auditorium dell' Istituto “Del Prete Falcone” di Sava si è tenuto un incontro con il rappresentante del progetto sociale XFarm, Giacomo D’Amelio, operante in San Vito dei Normanni, che si occupa del riutilizzo di terreni confiscati alle mafie, e con Flavia Però dell’ associazione Libera Presidio di Manduria.
Giacomo D’Amelio, di origini bolognesi, ha raccontato che, dopo un lungo periodo trascorso in Africa con un'organizzazione no profit, ha iniziato questa nuova avventura con il progetto XFarm Agricoltura Sostenibile, trasferendosi a San Vito dei Normanni. Si tratta di un progetto della cooperativa sociale ”Qualcosa di Diverso” che dal 2017 si impegna a rigenerare 50 ettari confiscati alla criminalità con pratiche di agroecologia. L’agricoltura è il cardine del progetto, dando nuova vita a territori, precedentemente posseduti da proprietari mafiosi, che ora vengono trasformati in luoghi di produzione, ma che offrono anche il luogo ideale per molte attività artistiche e sociali in mezzo alla natura.
L’incontro si è poi aperto ad un dibattito attraverso le domande degli studenti che spaziavano dal rischio di lavorare su terreni confiscati alle mafie per paura di ritorsioni, al criterio di assunzione dei giovani lavoratori e ai progetti futuri.
Giacomo, rispondendo alle domande, ha messo in luce il fatto che il pericolo c’è e l’hanno già sperimentato, riportando una vicenda passata in cui il vecchio proprietario dei terreni confiscati e a loro affidati, aveva già provato a sabotare l’impresa, bruciando parte del terreno; il tentativo però fallì per l'immediato intervento degli operai presenti sul luogo. Da quel momento non ci sono più stati episodi criminosi di quel tipo poiché il potere dell’ex proprietario sul territorio si era notevolmente indebolito grazie all’azione della magistratura.
Sono stati chiariti i criteri di assunzione dei lavoratori, il cui 30% deve essere costituito da persone con difficoltà in ambito economico e lavorativo, che ricevono un'adeguata retribuzione. Ai lavoratori retribuiti si affiancano i lavoratori volontari: tutti caratterizzati dalla volontà e perseveranza di far rinascere quei terreni a vita nuova nel segno della legalità e del rispetto delle regole. Giacomo si ritiene anche molto soddisfatto dei risultati della formazione che il progetto ha offerto e offre ai propri lavoratori, fornendo loro delle competenze agricole anche di alto livello.
Riguardo invece il futuro dell’attività si dovrà aspettare, tra qualche anno, la scadenza del contratto di comodato d’uso per sapere se sarà rinnovato e quindi potranno effettivamente espandersi e continuare con il progetto o se il terreno verrà assegnato ad altre cooperative.
Flavia Però, dopo aver richiamato gli impegni principali dell’associazione Libera contro ogni forma di mafia, ha inoltre posto l'attenzione della giovane platea sulla campagna nazionale “Diamo linfa al bene", promossa dall'associazione Libera di Don Luigi Ciotti in occasione dei 30 anni dalla legge 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati (approvata proprio grazie a un milione di firme raccolte negli anni '90). Lanciata all'inizio del 2026, la campagna mira a raccogliere nuove firme per rafforzare l'attuale legislazione e garantire che i beni confiscati diventino effettivamente uno strumento di diritto sociale. A tal fine la petizione chiede che il 2% delle somme del Fondo Unico Giustizia (FUG) — costituito dal denaro confiscato alle mafie — venga reinvestito in modo continuativo per sostenere il riutilizzo sociale e la rigenerazione dei territori, andando ad agevolare iniziative proprio come quella di XFarm.
Le domande rivolte dagli studenti per Flavia Però hanno riguardato i risultati raggiunti in termini di territori confiscati e il coinvolgimento dei giovani nei progetti dell’associazione.
La referente ha ribadito che sempre più territori appartenenti alle mafie sono stati sottratti e questo rappresenta sicuramente un risultato importante; la partecipazione di giovani alle attività di Libera è crescente ma ancora bassa per la scarsa conoscenza di progetti e associazioni sul territorio.
Inoltre durante l’incontro si è sfatato il mito, purtroppo molto comune, che la mafia si trova solamente al Sud; la referente di Libera ha sottolineato invece che una delle regioni con un’attività mafiosa maggiore è la Lombardia.
A conclusione dell'incontro, Giacomo e Flavia hanno voluto rimarcare il fatto che le scuole rappresentano il luogo ideale in cui lanciare messaggi di legalità per formare le giovani generazioni ad una cultura delle regole e del rispetto dell’altro!
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