Di Riccardo Lamusta, Giuseppe Milizia, Rebecca Pichierri
Il 17 aprile 2026, nell’aula dell’IISS “Del Prete-Falcone”, non c’era il solito brusio delle lezioni, né il rumore distratto di una giornata scolastica qualunque. C’era un silenzio diverso. Un silenzio pieno di attenzione, rispetto e riflessione. Per quasi due ore studenti e docenti hanno ascoltato le parole di Nicola Gratteri, uno dei magistrati simbolo della lotta contro la criminalità organizzata in Italia.
Non è stato un semplice incontro scolastico. È stato un momento capace di lasciare un segno profondo. Guardando Gratteri parlare, raccontare la sua esperienza e descrivere la realtà della mafia senza filtri, si percepiva il peso delle sue scelte e del suo coraggio. Ogni parola arrivava diretta, senza bisogno di effetti o grandi discorsi. Bastava ascoltare.
Ciò che ha colpito maggiormente è stata la consapevolezza dei sacrifici che una vita del genere comporta. Gratteri ha scelto di combattere la criminalità organizzata rinunciando a gran parte della propria libertà personale. Vive sotto scorta da molti anni, non può condurre una vita normale, non può muoversi liberamente come qualsiasi altro cittadino. Ogni gesto quotidiano è condizionato dalla necessità di protezione.
Ed è inevitabile pensare a un paradosso molto forte: a volte sembra quasi che il vero recluso sia lui, non coloro che vuole assicurare alla giustizia. Mentre i criminali hanno scelto di togliere libertà agli altri attraverso violenza e paura, chi combatte per la legalità si ritrova costretto a vivere una vita limitata, fatta di rinunce e continue precauzioni.
Eppure, nonostante tutto, nelle sue parole non c’era odio. C’era invece la determinazione di chi crede ancora nello Stato, nella giustizia e soprattutto nei giovani. Gratteri ha parlato agli studenti con sincerità, invitandoli a non essere indifferenti, a scegliere sempre da che parte stare e a comprendere che la mafia non è qualcosa di lontano o astratto, ma una realtà che si combatte ogni giorno attraverso la cultura, il rispetto delle regole e il coraggio delle proprie scelte.
Portare testimonianze come quella di Nicola Gratteri nel contesto di un’ istituzione scolastica è fondamentale, soprattutto in un istituto che porta il nome di figure simbolo della lotta alla criminalità. Perché la legalità non si insegna solo nei libri, ma anche attraverso esempi concreti di uomini che hanno scelto di non abbassare la testa…mai!