di Zoe Polimeno
Da poco tornati dietro ai banchi di scuola, o dietro le cattedre se pensiamo ai nostri docenti, dopo le meritate vacanze natalizie, il 2026 pone subito una grande scelta in fronte a tutti i maggiorenni, studenti e non, che potranno votare.
È da giorni infatti che persino i social, riconosciuti principalmente per il loro scopo d’intrattenimento e che assorbono innumerevoli ore dei nostri giorni, si sono riempiti di notizie e informazioni sul referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 Marzo di quest’anno.
Sarà infatti diritto e dovere civico dei cittadini italiani maggiorenni dare il proprio voto, ma prima è necessario essersi informati e aver compreso cosa sia e cosa tratterà questo referendum.
Il Referendum sulla giustizia che si terrà alla metà di marzo è un referendum costituzionale confermativo, che andrà quindi a confermare una modifica, già stata approvata dal parlamento, alla Costituzione.
A rendere ancora più preziosi i voti delle persone sarà il fatto che non sarà necessario un quorum, cioè un numero minimo di persone che vada a votare, ma si conteranno i risultati di chi è contro o a favore indipendentemente dalla quantità di voti.
Ma cosa tratta questo referendum?
La modifica che potrebbe venire apportata alla costituzione riguarda la separazione delle carriere nell’ambito della nostra magistratura.
● Attualmente infatti i magistrati giudicanti (i giudici che solitamente raffiguriamo con toga e martelletto per giudicare un imputato) e magistrati inquirenti (chi porta avanti l’accusa durante un processo) seguono lo stesso percorso formativo e sono parte di un unico corpo, la magistratura ordinaria, e condividono lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura.
Con la riforma questi saranno divisi, creando due percorsi separati e due Consigli Superiori (della Magistratura giudicante e di quella inquirente).
● Sarebbe poi istituita una Corte disciplinare di rango costituzionale, chiamata a esercitare la giurisdizione disciplinare sia nei confronti dei magistrati giudicanti sia di quelli inquirenti ora assente, poiché di competenza del Consiglio superiore della Magistratura.
● Al momento è possibile per uno dei due tipi di magistrati cambiare nel corso della propria carriera il proprio ruolo, passando da giudicante a inquirente e viceversa; il numero di magistrati che persegue questa decisione è però molto rara, circa allo 0,3%, è permessa una sola volta durante la propria carriera e chi effettua questo cambio dovrà cambiare regione.
Con la riforma questo non sarebbe più possibile e una volta decisa la propria carriera sarebbe impossibile cambiarla.
● Per scegliere i propri rappresentanti, fino ad ora i magistrati hanno agito tramite un’elezione; con questo referendum la modalità cambierebbe da un’elezione a un sorteggio.
Ma adesso, quali sono le ragioni del SÌ e del NO?
● Chi sta votando SÌ, cioè vuole l’approvazione delle modifiche precedentemente elencate, attribuisce la propria scelta all’idea che la riforma porterebbe più trasparenza e imparzialità, che la vicinanza tra magistrati giudicanti e inquirenti non permetterebbe, limitando i casi di favoritismi tra colleghi (magistrati giudicanti e inquirenti), favorendo l’indipendenza tra i due per ridistribuire il “potere”, e che anche il sorteggio porterebbe portare un equilibrio maggiore.
● Chi sta votando NO, cioè chi è contrario a questa riforma, sostiene invece che la separazione tra le due istituzioni non porterebbe vantaggi reali, ritenendo la separazione tra le carriere già presente dato il tasso insignificante dei magistrati che cambiano il proprio ruolo e ritenendo le precauzioni che ne conseguono sufficienti.
Suscita dubbi l’applicazione del sorteggio al posto di un’elezione per i rappresentanti dei magistrati, mentre preoccupa il costo che porterebbe la divisione del Consiglio Superiore della Magistratura.
Un’altra preoccupazione è quella che con la nascita della Corte disciplinare i magistrati potrebbero subire influenze da parte del Governo, che quindi potrebbe proteggersi da indagini su illeciti commessi (un esempio potrebbe essere fare avere precedenza ai casi di truffa online rispetto ai crimini legati alla mafia ecc.), e quindi sbilanciare la divisione dei tra poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.
Avendo adesso un’idea generale, ma chiara della riforma che il referendum propone, invitiamo tutti, tra studenti e docenti, maggiorenni e non, di continuare a informarsi.
E rivolgendosi ai maggiorenni, vi invitiamo tutti a recarvi alle urne per dare il vostro prezioso voto, qualunque esso sia, rivestendo un ruolo attivo nel nostro Paese ed esercitando il diritto e dovere civico che abbiamo.


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