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Pubblicazione nata nel 2025 con il progetto POC "Curiamo le nostre scelte" ESPERTO: Prof. Lorenzo RUGGIERO TUTOR: Prof. Alessandro DISTRATIS

lunedì 12 gennaio 2026

Carceri, la crisi del sovraffollamento in Italia

di Zoe Polimeno e Sofia Dell’Aglio



Se spesso si dice che il livello di civiltà di un paese si determina dalla condizione delle sue carceri, in tal caso, la nostra dovrebbe suscitare dubbi e preoccupazioni.
In Italia il carcere non può essere definito un centro di riabilitazione sociale al 100% e una delle cause - e delle conseguenze - è il sovraffollamento che le colpisce, arrivato fino a circa il 133%, che riflette le inadeguatezze delle strutture e del sistema penitenziario.
Così si genera un circolo vizioso, nel quale i detenuti, che dovrebbero andare incontro a un percorso di riabilitazione, sono costretti a trascorrere lunghe giornate vuote e prive di attività educative che dovrebbero invece favorire il reinserimento nella società allo scadere del periodo di detenzione.
Questa profonda mancanza fa sì che, quando nuovamente in libertà, molti degli ex carcerati non trovino opportunità di lavoro, e si ritrovino nuovamente a svolgere attività criminali, tornando spesso in carcere nel giro di pochi mesi. 
Il polo penitenziario di Rebibbia è uno degli esempi di sovraffollamento. 
Noto come carcere di Rebibbia, ricopre una superficie di 27 ettari nel quartiere Ponte Mammolo della capitale, si tratta del carcere più grande d'Italia con una capacità complessiva regolamentare pari ad oltre 2000 detenuti - divisi in 4 settori autonomi, di cui 3 maschili e uno femminile. 
Attualmente l’istituto ospita più detenuti di quanto sia in grado di fare, e a rimetterci sono tutti coloro la cui vita dipende da Rebibbia: i detenuti, le loro famiglie e gli agenti della polizia penitenziaria.
La vita dei reclusi è tutt’altro che varia, e sono pochi gli appigli su cui possono contare per occupare il tempo del loro - più o meno - lungo soggiorno. 
La preziosa testimonianza del cappellano Don Stefano ci ha portato dentro le alte e pesanti mura di Rebibbia, dove cerca di spezzare la monotonia proponendo attività creative e ricreative, che a causa del sovraffollamento, e le relative complicazioni, sono spesso penalizzate, insieme alle condizioni dei detenuti, spesso anche stipati in 6 dove dovrebbero alloggiare solo in 2.
La doppia pena dei condannati viene mai messa in conto?

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