Pubblicazione nata nel 2025 con il progetto POC "Curiamo le nostre scelte"-

Pubblicazione nata nel 2025 con il progetto POC "Curiamo le nostre scelte" ESPERTO: Prof. Lorenzo RUGGIERO TUTOR: Prof. Alessandro DISTRATIS

domenica 8 febbraio 2026

La Costituzione siamo noi

Il messaggio di Gherardo Colombo agli studenti del Del Prete Falcone

di Lamusta Riccardo e Marseglia Francesco  

L’incontro con Gherardo Colombo di giovedì 5 febbraio ha rappresentato un momento di riflessione critica sulla Costituzione Italiana, non come testo immobile, ma come strumento vivo da interrogare alla luce della realtà quotidiana. 
Alla presenza del Sindaco di Sava Gaetano Pichierri, dell’Assessore delegata alle Politiche sociali  Roberta Friolo, del prof. Roberto Bascià, moderatore dell’incontro,  e della Dirigente Scolastica Pierangela Scialpi, l’attenzione si è concentrata subito sul dialogo diretto con gli studenti, veri protagonisti della giornata, che hanno avuto il piacere di dialogare con il giurista sul valore e l’attualità della Legge fondamentale dello Stato italiano.
Il Magistrato, noto per aver condotto inchieste importanti sul crimine organizzato, la corruzione e Mani Pulite , ha invitato i ragazzi a distinguere innanzitutto tra la Costituzione di diritto, che coincide con il testo formale del 1948, e fa leva su dignità, uguaglianza e orizzontalità e la Costituzione di fatto, cioè il modo in cui quei valori vengono applicati nella società e che spesso smentisce i principi costituzionali. Nella quotidianità, infatti, le gerarchie, i privilegi e l’indifferenza sconfessano i principi costituzionali, abilitando una sorta di Anticostituzione che finisce per  prevalere in alcuni contesti, segnata dal disinteresse per il bene comune. 
Attraverso esempi concreti, ha mostrato come illegalità, corruzione e piccole scorrettezze quotidiane possano, infatti, minare i principi costituzionali, sottolineando che la Carta Costituzionale fallisce solo se i cittadini smettono di praticarla e di considerarla un organismo vivente perché è la nostra prima legge, alla quale devono adeguarsi tutte le altre ed è fondata sul riconoscimento universale della pari dignità della persona, senza alcuna distinzione, che è imprescindibile in una società che vuol dirsi civile, che rispetta cioè i diritti fondamentali del cittadino. 
Il confronto con gli studenti, trasformato in un dialogo aperto e stimolante,  ha toccato temi fondamentali: dai principi di dignità, uguaglianza e responsabilità,  alla libertà di espressione, dal valore della disciplina alla separazione dei poteri, dal senso di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni fino  all’uso consapevole dell'intelligenza artificiale.
Colombo ha mostrato come i principi costituzionali si traducono in responsabilità concreta: i valori restano parole vuote se non diventano comportamenti responsabili, senso critico, cittadinanza attiva e collaborazione. Ha evidenziato l’importanza di una giustizia orientata al recupero; ha sottolineato il valore della trasparenza nelle istituzioni e di una società vigile che difenda equità e legalità, anche di fronte a nuove sfide tecnologiche. Ha raccontato, inoltre, il lavoro del magistrato come esperienza di squadra, in cui la lucidità e il confronto con colleghi e istituzioni sono fondamentali per affrontare corruzione, illegalità e pressioni quotidiane.
Più che dare risposte definitive, il giurista ha invitato i ragazzi a coltivare dubbi, senso critico e consapevolezza civica: la Costituzione non si celebra passivamente, ma si vive ogni giorno. Il messaggio finale è chiaro e diretto : i principi costituzionali esistono solo nella pratica quotidiana dei cittadini, e la responsabilità delle nuove generazioni è trasformare quei valori scritti in scelte concrete e comportamenti coerenti nella società, ogni giorno. Perché la Costituzione siamo noi!

Quando la distanza unisce

 Al Del Prete Falcone si riflette sulla violenza domestica

di Sofia Dell’Aglio

Nel Bel Paese si parla poco di violenza domestica, anche se macchia in modo indelebile le vite di coloro che ne sono vittime e carnefici. Un fenomeno di cui, in realtà, non ci importa abbastanza finché non lo viviamo in casa, sulla nostra pelle e, spesso, è difficile trovare la forza per affrontarlo.

La violenza in famiglia, infatti,  è spesso sommersa, nascosta dietro il mito della casa come luogo sicuro, la nostra comfort zone. La tendenza a idealizzare la famiglia come luogo di amore e solidarietà, non consente di accettare che, al suo interno, si consumino abusi. Questa forma di violenza coinvolge, invece, migliaia di vittime ed è perpetrata quasi sempre dagli stessi familiari conviventi. Riconoscerla richiede di superare tabù, identificare segnali fisici/psicologici e rompere l'isolamento. Per esempio, si parla molto poco di violenza di un/a figlio/a nei confronti del genitore che, nella quasi esclusività dei casi è la madre, cuore pulsante della famiglia. La tragicità dei fatti è inequivocabile, e la vergogna insabbia il  fenomeno  che fa più male delle mani colpevoli degli stessi atti violenti. Uscire dal circolo vizioso, ritrovare un equilibrio,  è un’impresa in cui pochi riescono, ma anche queste situazioni possono avere un lieto fine, invece che diventare un titolo di cronaca nera in prima pagina.

Proprio come è accaduto nel caso di Anna Tiziana Torti e Lorenzo Greco, madre e figlio, che hanno raccontato la loro storia in un libro scritto a quattro mani, edito nel 2025 da Mondadori: “La distanza che ci unisce”.  Già il titolo è evocativo, preannuncia il lieto fine che le ultime pagine raccontano, una storia che regala un messaggio di speranza, rinascita e amore.

Li abbiamo conosciuti, nella mattina del 30 gennaio 2026,  presso il nostro istituto, il Del Prete-Falcone, di Sava, che ha accolto i protagonisti, nonché narratori, impegnati nella condivisione della loro storia di caduta e rinascita. La missione di divulgazione è direttamente rivolta alla fascia più sensibile ed esposta ai temi di cui si racconta nel libro, che coincide con l’età degli studenti frequentanti la scuola secondaria di secondo grado.

La Dirigente Scolastica Pierangela Scialpi ha  aperto l’incontro  ringraziando i presenti, il sindaco, dott. Gaetano Pichierri, l’assessore delegata alle politiche sociali, avv. Roberta Friolo, la dirigente dei Servizi sociali, avv. Immacolata Fiscini, la responsabile dell’Area Affari Generali, avv. Maria Capozzi, che hanno fortemente sostenuto la presenza e la testimonianza degli autori del libro, offrendo agli studenti la possibilità di conoscere e affrontare un tema di grande attualità.

La prof.ssa Laura Maria Caraccio, moderatrice dell'incontro, ha passato, quindi, la parola  agli studenti e alle studentesse della redazione scolastica  che si sono susseguiti sul palco per leggere alcuni tra i passaggi più significativi descritti nel libro, ripercorrendo con gli ospiti le vicende narrate per immergersi in quel passato burrascoso di violenza tra le mura domestiche.

Avevo quattordici anni quando ho iniziato a fare i primi errori,  ha dichiarato Lorenzo, con sguardo apprensivo sulla platea di giovanissimi all’ascolto nell’ Auditorium, aprendo la sua testimonianza in una prospettiva di apertura e confronto.


Per tutto l’incontro, la signora Tiziana e suo figlio Lorenzo hanno continuato a rispondere con grande coinvolgimento alle domande dei ragazzi che, sin dall’inizio, si sono mostrati partecipi ed attenti. Hanno raccontato di come il rapporto sia cambiato per una serie di scelte e comportamenti sbagliati a partire dalla inadeguatezza di  Tiziana nel ruolo di madre, a causa dell’assenza nella sua stessa vita di una figura materna, capace di farle sentire l’amore. Lorenzo, invece, ha evidenziato come il punto di rottura  sia stato la decisione di mandarlo a studiare in un istituto privato al termine delle scuole medie, lontano dai suoi amici e dai luoghi per lui “casa”. L’incomprensione, il mancato confronto hanno segnato in modo indelebile e irreversibile il rapporto che si sarebbe poi, a mano a mano, deteriorato, a causa delle scelte sbagliate di Lorenzo, che comincia a fare uso di sostanze stupefacenti,  fino a sfociare nella violenza. Un rapporto risanato solo grazie agli sforzi immani di reciproca immedesimazione, ascolto e comprensione e alla presenza delle persone giuste, capaci di aiutare e sostenere anche nelle scelte difficili che Tiziana è costretta a compiere.

La teoria della rana, metafora sull'incapacità umana di reagire a minacce o peggioramenti lenti e graduali,  è stata per Tiziana luce nel buio in cui si è ritrovata senza riuscire a darsi una spiegazione. “Una rana gettata in una pentola di acqua bollente, ne salta immediatamente fuori riuscendo a salvarsi”- cita la Torti -”ma una introdotta in acqua fredda che col tempo si scalda, sarà morta prima di accorgersi dell’aumento di temperatura.” Per una madre, le violenze del figlio sono quell’acqua che si scalda impercettibilmente, lentamente ma, fortunatamente, Tiziana è riuscita ad agire prima che fosse troppo tardi, supportata dall’amica Cinzia, la forza che l’ha sostenuta, ma anche  dalle istituzioni.

“Le persone con cui entriamo in relazione sono una nostra scelta, sicuramente ci influenzano, ma siamo noi a sceglierle, e quelle persone  saranno probabilmente chi diventeremo. Guardatevi intorno, non sottovalutate le vostre scelte”, così Lorenzo esorta i giovani alla consapevolezza,
all’atteggiamento critico, in risposta a chi gli chiede quanto le sue amicizie abbiano influito nel degenerare del rapporto con sé stesso, la madre e le istituzioni.


Dopo aver partecipato attivamente all’incontro, per me particolarmente significativo, non posso che consigliare la lettura del libro, La Distanza che ci unisce, una testimonianza sincera e significativa di come poche scelte sbagliate arrivino a  distruggere  anche un legame unico, quello  tra madre e figlio. Un libro che ha unito, ma anche separato i protagonisti di questa storia, una distanza che oggi sono riusciti a colmare, mantenendo i giusti spazi tra di loro, per la prima volta, in un rapporto sano.Ciò che oggi, nonostante le difficoltà legate al rivivere quegli eventi, tiene  nuovamente uniti Tiziana e Lorenzo è proprio la funzione sociale che questa storia di rinascita può avere nella vita di chi ha l’onore di ascoltarla.

Nei saluti finali, per loro un dono speciale realizzato dai/lle allievi/e della 3^A, Indirizzo Artigianato del Made in Italy,  una maglietta con un messaggio chiaro  che è un invito alla rinascita: La Distanza che unisce è l’Amore che rifiorisce!

Un grazie di cuore a Anna Tiziana Torti e Lorenzo Greco.


La Costituzione siamo noi

Il messaggio di Gherardo Colombo agli studenti del Del Prete Falcone di Lamusta Riccardo e Marseglia Francesco   L’incontro con Gherardo Co...