Nel Bel Paese si parla poco
di violenza domestica, anche se macchia in modo indelebile le vite di coloro
che ne sono vittime e carnefici. Un fenomeno di cui, in realtà, non ci importa
abbastanza finché non lo viviamo in casa, sulla nostra pelle e, spesso, è
difficile trovare la forza per affrontarlo.
La violenza in famiglia,
infatti,
è spesso sommersa, nascosta
dietro il mito della casa come luogo sicuro, la nostra comfort zone. La
tendenza a idealizzare la famiglia come luogo di amore e solidarietà, non
consente di accettare che, al suo interno, si consumino abusi. Questa forma di
violenza coinvolge, invece, migliaia di vittime ed è perpetrata quasi sempre
dagli stessi familiari conviventi. Riconoscerla richiede di superare tabù,
identificare segnali fisici/psicologici e rompere l'isolamento. Per esempio, si
parla molto poco di violenza di un/a figlio/a nei confronti del genitore che,
nella quasi esclusività dei casi è la madre,
cuore pulsante della
famiglia. La tragicità
dei fatti è inequivocabile, e la vergogna insabbia il fenomeno
che fa più male delle mani colpevoli degli stessi atti violenti. Uscire
dal
circolo vizioso, ritrovare un equilibrio, è un’impresa in cui pochi riescono, ma anche
queste situazioni possono avere un lieto fine, invece che diventare un titolo
di cronaca nera in prima pagina.
Proprio come è
accaduto nel caso di Anna Tiziana Torti e Lorenzo Greco, madre e
figlio, che hanno raccontato la loro storia in un libro scritto a quattro mani,
edito nel 2025 da Mondadori: “La distanza che ci unisce”. Già il titolo è evocativo, preannuncia il
lieto fine che le ultime pagine raccontano, una storia che regala un messaggio
di speranza, rinascita e amore.
Li abbiamo
conosciuti, nella mattina del 30 gennaio 2026,
presso il nostro istituto, il Del Prete-Falcone, di Sava,
che ha accolto i protagonisti, nonché narratori, impegnati nella condivisione
della loro storia di caduta e rinascita. La missione di divulgazione è
direttamente rivolta alla fascia più sensibile ed esposta ai temi di cui si
racconta nel libro, che coincide con l’età degli studenti frequentanti la
scuola secondaria di secondo grado.
La Dirigente
Scolastica Pierangela Scialpi ha
aperto l’incontro ringraziando i
presenti, il sindaco, dott. Gaetano Pichierri, l’assessore
delegata alle politiche sociali, avv. Roberta Friolo, la
dirigente dei Servizi sociali, avv. Immacolata Fiscini, la
responsabile dell’Area Affari Generali, avv. Maria Capozzi, che
hanno fortemente sostenuto la presenza e la testimonianza degli autori del
libro, offrendo agli studenti la possibilità di conoscere e affrontare un tema
di grande attualità.
La prof.ssa Laura
Maria Caraccio, moderatrice dell'incontro, ha passato, quindi, la
parola agli studenti e alle studentesse
della redazione scolastica
che si sono susseguiti sul palco per leggere alcuni tra i passaggi più
significativi descritti nel libro, ripercorrendo con gli ospiti le vicende
narrate per immergersi in quel passato burrascoso di violenza tra le mura
domestiche.
Avevo
quattordici anni quando ho iniziato a fare i primi errori, ha dichiarato Lorenzo,
con sguardo apprensivo sulla platea di giovanissimi all’ascolto nell’
Auditorium, aprendo la sua testimonianza in una prospettiva di apertura e
confronto.

Per tutto
l’incontro, la signora Tiziana e suo figlio Lorenzo hanno continuato a
rispondere con grande coinvolgimento alle domande dei ragazzi che, sin
dall’inizio, si sono mostrati partecipi ed attenti. Hanno raccontato di come il
rapporto sia cambiato per una serie di scelte e comportamenti sbagliati a
partire dalla inadeguatezza di Tiziana
nel ruolo di madre, a causa dell’assenza nella sua stessa vita di una figura
materna, capace di farle sentire l’amore. Lorenzo, invece, ha evidenziato come
il punto di rottura sia stato la
decisione di mandarlo a studiare in un istituto privato al termine delle scuole
medie, lontano dai suoi amici e dai luoghi per lui “casa”. L’incomprensione, il
mancato confronto hanno segnato in modo indelebile e irreversibile il rapporto
che si sarebbe poi, a mano a mano, deteriorato, a causa delle scelte sbagliate
di Lorenzo, che comincia a fare uso di sostanze stupefacenti, fino a sfociare nella violenza. Un rapporto
risanato solo grazie agli sforzi immani di reciproca immedesimazione, ascolto e
comprensione e alla presenza delle persone giuste, capaci di aiutare e
sostenere anche nelle scelte difficili che Tiziana è costretta a compiere.
La teoria
della rana, metafora sull'incapacità umana di reagire a minacce o
peggioramenti lenti e graduali, è
stata per Tiziana luce nel buio in cui si è ritrovata senza
riuscire a darsi una spiegazione. “Una rana gettata in una pentola di acqua
bollente, ne salta immediatamente fuori riuscendo a salvarsi”- cita la Torti
-”ma una introdotta in acqua fredda che col tempo si scalda, sarà morta prima
di accorgersi dell’aumento di temperatura.” Per una madre, le violenze del
figlio sono quell’acqua che si scalda impercettibilmente, lentamente ma,
fortunatamente, Tiziana è riuscita ad agire prima che fosse troppo tardi,
supportata dall’amica Cinzia, la forza che l’ha sostenuta, ma anche dalle istituzioni.
“Le persone
con cui entriamo in relazione sono una nostra scelta, sicuramente ci
influenzano, ma siamo noi a sceglierle, e quelle persone saranno probabilmente chi diventeremo.
Guardatevi intorno, non sottovalutate le vostre scelte”, così Lorenzo
esorta i giovani alla consapevolezza,
all’atteggiamento critico, in risposta a
chi gli chiede quanto le sue amicizie abbiano influito nel degenerare del
rapporto con sé stesso, la madre e le istituzioni.

Dopo aver
partecipato attivamente all’incontro, per me particolarmente significativo, non
posso che consigliare la lettura del libro, La Distanza che ci unisce,
una testimonianza sincera e significativa di come poche scelte sbagliate
arrivino a distruggere anche un legame unico, quello tra madre e figlio. Un libro che ha unito, ma
anche separato i protagonisti di questa storia, una distanza che oggi sono
riusciti a colmare, mantenendo i giusti spazi tra di loro, per la prima volta,
in un rapporto sano.Ciò che oggi,
nonostante le difficoltà legate al rivivere quegli eventi, tiene nuovamente uniti Tiziana e Lorenzo è proprio la
funzione sociale che questa storia di rinascita può avere nella vita
di chi ha l’onore di ascoltarla.
Nei saluti
finali, per loro un dono speciale realizzato dai/lle allievi/e della 3^A, Indirizzo
Artigianato del Made in Italy, una
maglietta con un messaggio chiaro
che è un invito alla rinascita: La Distanza che unisce è l’Amore
che rifiorisce!
Un grazie di
cuore a Anna Tiziana Torti e Lorenzo Greco.